TRIESTE PRIMA 2026 INCONTRI INTERNAZIONALI CON LA MUSICA CONTEMPORANEA Chromas Associazione Musica Contemporanea presenta 31/10–12/12 2026 Quarant’anni Nuova Musica di 40ma edizione
NOTE AGLI AMICI DI TRIESTE PRIMA 2026 Gli eventi di Trieste Prima si terranno al Conservatorio “G. Tartini” (via Ghega n°12, Trieste) alle 17.30 e alla Sala del Ridotto del Teatro “G. Verdi” (Riva Tre Novembre n°1, Trieste) alle 19.30; fa eccezione l’evento inaugurale, che si terrà al Conservatorio “G. Tartini” (via Ghega n°12, Trieste) alle 18.00; il Festival, da qualche anno presente anche in regione, sarà alla Glasbena Matica di Gorizia (corso Verdi n°51, Gorizia) sabato 28 novembre alle 17.30 e alla Casa della Musica di Cervignano (Largo Galliano Bradaschia, Cervignano, Udine) domenica 29 novembre alle 17.30, nonché alla Chiesa Evangelica Battista (viale Michelangelo Grigoletti n°5, Pordenone) sabato 5 dicembre alle 17.30 e alla Biblioteca civica “don Gilberto Pressacco” di Codroipo (via 29 ottobre n°3, Codroipo, Udine) domenica 6 dicembre alle 11.00; un evento su prenotazione concluderà il festival alla Galleria Passage Arte Contemporanea (via Rossetti n°3, Trieste) il 12 dicembre alle 18.00; tutti i concerti saranno preceduti da un incontro illustrativo; L’ingresso agli eventi è libero. L’associazione Chromas ringrazia i partner (Conservatorio “G. Tartini”, Glasbena Matica di Gorizia, l’AGM di Cervignano, l’Associazione Fa Diesis e l’Associazione Musicale e Culturale “Città di Codroipo”) per la preziosa collaborazione. Quarant’anni di Nuova Musica, 40ma edizione del festival Trieste Prima, è disponibile anche in versione digitale sul sito www.chromas.it. I concerti di Quarant’anni di Nuova Musica saranno trasmessi anche sul canale YouTube dell’Associazione Chromas. Per maggiori informazioni www.chromas.it info@chromas.it Chromas Associazione Musica Contemporanea Via F. Venezian n°1, 34122 Trieste Dona il due per mille alla Chromas Associazione Musica Contemporanea cod. fisc. 90067940321. Quarant’anni Nuova Musica di
il programma Quarant’anni Nuova Musica di Preludio Sabato 31 ottobre 2026 ore 18 Conservatorio “G. Tartini” Sala Tartini, Trieste Saluti istituzionali Sandro Torlontano direttore del Conservatorio “G. Tartini” Antonio De Nicolo presidente del Conservatorio “G. Tartini” Adriano Martinolli D’Arcy presidente dell’Associazione Chromas Stefano Sacher presenta il libro Musica oltre l’avanguardia. GiampaoIo Coral tra psicografia, letteratura, arti figurative e sapienza ermetica a cura di Ivano Cavallini, Lucca, Libreria Musicale Italiana, 2026 interviene Stefano Boliandi di Banca Generali Private Banking con la partecipazione del chitarrista Matteo Chiodini Musica di Giampaolo Coral Lunedì 16 novembre 2026 ore 20 Sala del Ridotto del Teatro “G. Verdi”, Trieste ore 17.30 Musica e pittura incontro con Fabián Pérez Tedesco a cura di Corrado Rojac ore 20 Suggestioni pittoriche Roberto Fabbriciani, flauto Ivan Novinc, violino Cantus Ansambl Ivan Josip Skender, direttore Musiche di Giampaolo Coral, Fabián Pérez Tedesco, Cesare Valentini Ivan Josip Skender, Helena Skljarov il Festival Sabato 7 novembre 2026 Conservatorio “G. Tartini”, Trieste ore 17.30 Comporre oggi incontro con Mario Pagotto a cura di Corrado Rojac ore 18.00 Nel suono della pioggia Valentina Danelon, violino Nicoletta Sanzin, arpa Musiche di Philip Glass, Valerij Kikta, Michio Miyagi, Mario Pagotto Alojz Ajdič, Arvo Pärt, Giulio Viozzi, Bernard Andrès in collaborazione con il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste Martedì 24 novembre 2026 Sala del Ridotto del Teatro “G. Verdi”, Trieste ore 19.30 Giampaolo Coral margivagante dell’anima a cura di Ivano Cavallini ore 20 Prima e dopo l’avanguardia Maria Iaiza, pianoforte Orchestra di Padova e del Veneto Adriano Martinolli D’Arcy, direttore Musiche di Giampaolo Coral, Anton Webern, Franco Donatoni, Corrado Rojac Gian Francesco Malipiero
Domenica 29 novembre 2026 Casa della Musica di Cervignano, Udine Progetto I giovani e la musica contemporanea ore 17.30 Ascoltare guardare immaginare a cura di Matteo Chiodini ore 18 La musica racconta Matteo Chiodini, chitarra Giacomo Segulia, voce Musiche di Giampaolo Coral, Mario Castelnuovo-Tedesco, Stefano Cascioli in collaborazione con il Centro Musicale Sloveno “Glasbena Matica” e l’Accademia di Musica AGM di Cervignano Sabato 5 dicembre 2026 Chiesa Evangelica Battista, Pordenone ore 17.30 Il suono francese a cura di Corrado Rojac ore 18 Preludi Enrico Bortolotti, pianoforte Musiche di Claude Debussy e Olivier Messiaen Domenica 6 dicembre 2026 Biblioteca Civica “don Gilberto Pressacco”, Codroipo, Udine ore 11 Il suono francese a cura di Corrado Rojac ore 11.30 Preludi Enrico Bortolotti, pianoforte Musiche di Claude Debussy e Olivier Messiaen in collaborazione con l’Associazione Fa Diesis di Pordenone e l’Associazione Musicale Culturale “Città di Codroipo” Postludio Sabato 12 dicembre 2026 ore 18 Galleria “Passage Arte Contemporanea”, Trieste EVENTO SU PRENOTAZIONE Omaggio a Morton Feldman Vera Sturman, violino Ingrid Peric, fisarmonica Elia Disiot, live electronics e regia del suono Musica di Corrado Rojac in collaborazione con “Passage Arte Contemporanea” e Scuola di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “G. Tartini” di Trieste Per prenotare: Galleria Passage, tel. +39 351 722 82 93 Sabato 28 novembre 2026 Centro Musicale Sloveno “Glasbena Matica”, Gorizia Progetto I giovani e la musica contemporanea ore 17.30 Ascoltare guardare immaginare a cura di Matteo Chiodini ore 18 La musica racconta Matteo Chiodini, chitarra Giacomo Segulia, voce Musiche di Giampaolo Coral, Mario Castelnuovo-Tedesco, Stefano Cascioli
il programma 7 6 , uno scritto d’autore Quarant’anni di attività ininterrotta sono un traguardo difficile da superare. Nemmeno Giampaolo Coral, l’ideatore e spiritus movens del Festival «Trieste Prima», sarebbe stato in grado di prevedere un impegno tanto assiduo da parte di un manipolo di brillanti musicisti che lo seguirono con fede assoluta anche dopo la morte. Ora, vien fatto di chiedersi come e quando iniziò quella singolare avventura. Una risposta concreta al quesito può essere suffragata da una concisa riflessione sulle molte cause che spinsero il maestro a impegnarsi in un’avventura i cui esiti erano tutt’altro che scontati. L’antefatto. Tra gli anni Settanta e Ottanta a Trieste si formò una schiera compatta di paladini della cultura centroeuropea, che cambiarono l’etichetta alla musica colta di repertorio con il passaggio dal focus sul canone classico-romantico a una diversa attenzione verso il ‘canone aperto’ della geografia della storia, allo scopo di porre in risalto l’appartenenza al circuito Mittel. Il transito non fu sempre felice, e non mancarono gli episodi di divulgazione da image d’Épinal, il cui trionfo avvenne con i tentativi di riassetto dei principi dello stile, creando paragoni scontati tra i grandi e i Kleinmeister come nella precedente storiografia. Ciononostante, fu un bene chiedersi se fosse corretto fermarsi ancora al trifoglio della Klassik (Haydn, Mozart, Beethoven), nonché alla Romantik di Schubert, Mendelssohn, Schumann, Liszt, Brahms, quando si poteva attingere alla musica di uno stuolo di compositori di vaglia meno noti, le cui opere erano degne di essere ricuperate e rimesse in circolazione. Il desiderio del nostos, ossia di un ritorno all’antica patria nel ‘mare’ degli Asburgo, cui diede sostanza la presenza fisica di autori come Gustav Mahler e Richard Strauss, valse a riaprire il dialogo con il passato parzialmente messo in discussione dal fascismo, che, a onor del vero, incoraggiò le avanguardie con la locuzione onnicomprensiva di «largo ai giovani!». L’orgoglio di una lunga appartenenza, riaffiorato dopo le turbolenze del penoso decennio 1945-1954, portò alla benefica riscoperta dell’anima multiculturale di una città tradita o, quantomeno incompresa, la quale, dopo essere stata il primo porto dell’impero, era diventata un suk balcanico, con il mercato a Ponterosso e i chioschi dei jeans, questi ultimi collocati senza vergogna davanti alla stupenda stazione ferroviaria di piazza della Libertà. Nel 1972, con la scomparsa prematura della pittrice Miela Reina, il consesso degli aderenti ad «Arte Viva» si disperse e venne meno qualsiasi forma di contatto fecondo con la musica contemporanea. Bisognò attendere ben quindici anni per la nascita di una nuova associazione, «Chromas», per restituire a Trieste un collante meno effimero con l’arte del suo tempo. Il merito di questa azione propulsiva spetta a Coral, la cui biografia si intreccia in modo indissolubile con la storia della città nella seconda parte del Novecento. Il primo ostacolo da abbattere era tuttavia la triestinità cucita sulla trama delle nostalgie asburgiche, che comportavano il rischio della museificazione della musica, costretta in un arco temporale che escludeva a priori le partiture delle nuove generazioni. Coral, dopo avere acquisito un’ ottima reputazione grazie a un numero consistente di riconoscimenti ricevuti in Italia e all’ estero, nel luogo natio visse per un lungo periodo in uno stato di atarassia apparente. In realtà si trattava di una pudica riservatezza, commista a repulsione verso il presente, bastevole ad amplificare le sue turbe esistenziali, dacché l’immobilità cui fu costretto il capoluogo giuliano dopo la guerra non risparmiò la musica contemporanea. Egli reagì a quella vistosa assenza e all’intimo mal de vivre, superando qualsiasi timore nei confronti di un tessuto urbano composto di comunità storiche diverse e di una importante minoranza slovena autoctona. Nel 1987, con una decina di sodali al seguito, creò l’associazione e il connesso festival citati sopra, che permisero di ascoltare una messe di composizioni sconosciute, scritte da personaggi di spicco dell’Europa centro-orientale e di molti altri paesi. Inoltre, ridiede vita al concorso di composizione «Città di Trieste» e fu lungimirante nell’aprire il dibattito sull’arte contemporanea con mostre e conferenze. Coral, novello Evémero contrario ad ogni forma di deificazione autogestita o casereccia, non avrebbe voluto gloriarsi dell’ardua impresa di tenere in vita una kermesse di musica del suo tempo, cui fece seguito nel 1991 la nascita del «Chromas Ensemble». Né avrebbe gradito la pubblicità gazzettiera prona a celebrare la salita al Parnaso di chi vanta il pubblico più numeroso. La barbarie dei conti al botteghino, ove oggi vincono il rap, il pop, la musica cinematografica, il musical, l’operetta, sino a scendere al repertorio sinfonico, cameristico, all’ opera lirica e al jazz, l’avrebbe rattristato. Da uomo pragmatico, talvolta bizzarro e confuso, talaltra deciso e sicuro di avere centrato l’ obiettivo, era sempre in movimento. Compariva e scompariva in silenzio come un gatto che teme il clangore. Quarant’anni Nuova Musica di
il programma 9 8 Ancor oggi, nel ripensare ai ‘suoi’ anni Ottanta, mi tornano alla mente le parole sulla duplicità rivolte a Toby nel Tristram Shandy (1759-1767) di Laurence Sterne: «every thing [...] has two handles». Da indocile triestino, Giampaolo sapeva tradurre la metafora dei due manici nei due volti opposti della realtà locale: quello della memoria del buongoverno dell’Austria ante 1915, un tema che determinò a sua volta il riesame di una complessa Mischung della cultura mitteleuropea e levantina di Trieste, e quello della difesa dell’italianità a fronte della separazione del continente in due blocchi con la brutale cancellazione di un’entità geografica che era stata per secoli una vivida espressione dell’identità europea. Il confine, come scrisse Milan Kundera nel 1983, si spostò a ovest di centinaia di chilometri, per cui gli stati che geograficamente erano al centro si ritrovarono a oriente, e i popoli la cui civiltà apparteneva culturalmente all’ occidente divennero politicamente cittadini dell’est. Il progetto di Coral era semplice e ambizioso allo stesso tempo, ossia dare un’ opportunità di incontro alle avanguardie degli esclusi residenti nell’area est-europea, e di ospitare comunque tutte le figure di spicco che non avevano la visibilità o i mezzi dei colleghi facenti parte del quadrumvirato Germania, Italia, Francia, Inghilterra. Uno dei primi ostacoli da superare era la presunta unità delle arti. Presunta, poiché al largo favore concesso dal pubblico locale alle correnti della pittura moderna non corrispondeva un’accettazione altrettanto lusinghiera delle partiture più attuali. Da assiduo frequentatore dei vernissage, e delle rassegne storiche delle arti figurative, capì che quello iato inspiegabile si poteva assottigliare, se non proprio chiudere. Fu così che per il ciclo di concerti di Trieste Prima del 1987 egli decise di far eseguire la sua Seconda sonata per pianoforte, algida e aniconica, nella versione con immagini geometriche in movimento proposta dal triestino Edvard Zajec, docente di Computer Graphics alla Syracuse University di New York. E si incamminò sulla medesima strada portando alla luce nel 1997 la musica e la pittura di Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, l’artista lituano che nei primi anni del Novecento dipinse quadri astratti ancor prima di Vasilij Kandinskij, con il quale fu in contatto epistolare. Nel corso del quarantennio «Chromas» ha ideato una serie di incontri procedenti per blocchi quasi-tematici, mediante i quali si è appalesata una modernità variopinta, non più astringibile al novero delle avanguardie di Darmstadt, o alle sperimentazioni dell’IRCAM, o al neoromanticismo. E ha dato un contributo notevole a una cultura della musica che prescinde dalle classificazioni normative. Ivano Cavallini Ivano Cavallini (PhD), già professore di Storia della musica al Conservatorio di Trieste e di Musicologia all’ Università di Palermo, è membro dei comitati scientifici dei periodici Recercare (Roma), Arti Musices (Zagabria), De Musica Disserenda (Lubiana). Nel 1998 ha vinto il premio “Città di Iglesias” con il libro Il direttore d’orchestra: genesi e storia di un’arte (Venezia, Marsilio, 1998; Milano, Curci, 2023). Dal 2002 al 2007 è stato membro del comitato scientifico della Fondazione Levi di Venezia. Nel 2012 ha ricevuto la nomina di membro onorario per meriti scientifici dalla Società Croata di Musicologia. Nel 2026 è stato nominato membro ad honorem dell’antica Accademia Filarmonica di Bologna. Nel 2020, con la plaquette Fango pannonico: un paradigma populista per Miroslav Krleža (Edizioni Università di Trieste), ha ricevuto il premio Francesco Carbone-Experimenta Saggistica d’Arte. Ha organizzato gruppi di studio con il patrocinio di importanti istituti di ricerca in Italia, in Europa e negli USA. Si occupa di Incidental Music, di storiografia e dei rapporti tra la musica italiana e i ‘paesi slavi’ dell’Europa Centrale.
il programma 11 10 La quarantesima edizione del festival Trieste Prima – Incontri Internazionali con la Musica Contemporanea rappresenta un traguardo considerevole, come testimonia lo scritto di uno dei soci fondatori, Ivano Cavallini, a cui l’associazione Chromas, promotrice del festival, ha chiesto di ripercorrerne le passate edizioni, sintetizzandone i contenuti e individuandone le peculiarità. Peculiarità destinate a lasciare il segno, non solo nella città di Trieste, ma anche in regione e nel complesso panorama culturale mitteleuropeo. Uno scritto, quello di Ivano Cavallini, che riassume mirabilmente l’essenza del festival e ne illumina l’importanza. Il pensiero va dunque all’ideatore di Trieste Prima, Giampaolo Coral, figura di compositore di caratura internazionale, scomparso prematuramente e di cui si è colta l’eredità artistico-culturale, riprendendo il suo festival e continuandone la missione. Il tempo della memoria – il tempo della citazione iniziale tratta da uno scritto di José Saramago – ci rivela però non solo la volontà di mantenere Trieste Prima sulla strada indicata da Giampaolo Coral, ma anche quanto Trieste Prima sia cambiato. Sono passati quindici anni, ormai, dalla scomparsa dell’ideatore del festival, e la musica contemporanea si muove in un mondo in cui i cambiamenti sono veloci ed è inevitabile che il festival debba percorrere anche strade nuove. Ma iniziamo da Giampaolo Coral e dalla sua missione. Quarant’anni di nuova musica, questo il titolo di Trieste Prima 2026, si propone di divulgare proprio l’opera di Giampaolo Coral, con alcune proposte tratte dal suo prezioso catalogo, alcune in prima esecuzione. Sarà un festival ricco anche di prime esecuzioni di altri autori, come avrebbe voluto egli stesso. Spiccano i nomi di compositori locali, tra cui Fabián Pérez Tedesco e Mario Pagotto, ma anche di autori croati, quali Ivan Josip Skender o Helena Skljarov. Pur mantenendo viva la vocazione internazionale – il 16 novembre si esibisce il Cantus Ansambl di Zagabria – il festival propone anche artisti locali, come vuole la tradizione inaugurata dallo stesso Giampaolo Coral. Artisti già affermati, quali l’arpista Nicoletta Sanzin o la violinista Valentina Danelon, e giovani emergenti, quali la pianista Maria Iaiza o il chitarrista Matteo Chiodini; ma potremmo continuare ancora, citando il tenore Giacomo Segulia o il pianista Enrico Bortolotti, ad esempio. Il tempo è una superficie obliqua e oscillante che solo la memoria riesce a far muovere e avvicinare. (J. Saramago) Un festival in grande stile, si potrebbe dire, vista la presenza dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Un festival in grande stile anche per i luoghi in cui esso si presenta, il Teatro “G. Verdi” in primis. Ma non si dimentichi il Conservatorio “G. Tartini”, partner di Trieste Prima da numerosi anni, dove il 31 ottobre il festival presenta il libro “Musica oltre l’avanguardia”, dedicato proprio a Giampaolo Coral. Un festival che vede indagare anche il primo Novecento, dedicando due appuntamenti alla musica di Claude Debussy, nella volontà di ampliare la propria prospettiva, legata alla musica dei nostri giorni, illuminandone le radici: il concetto di impressionismo, infatti, non esaurisce le molteplici vettorialità presenti nella musica del maestro francese, e l’introduzione a Debussy che precede i due concerti mira a indagarne anche i sottili aspetti simbolisti, di cui si notano gli influssi nei decenni successivi e sino alle partiture del nostro tempo. Le introduzioni ai concerti sono le strade nuove di cui si diceva, che il festival percorre da qualche anno accentuando la propria valenza didattica. Trieste Prima desidera far conoscere la musica contemporanea tentando di avvicinarla a tutti, il che è più agevole di quanto lo fosse tempo fa, segno che i tempi sono cambiati e l’ermetismo musicale che si manifestò nel Secondo Novecento appare oggi attenuato. Al punto da riconsiderare l’aggettivo contemporanea: aggettivo che nel secondo dopoguerra assumeva una valenza d’avanguardia, attualmente decaduta. Di fatto, i radicalismi degli anni Cinquanta sembrarono sottovalutare l’aspetto percettivo dell’arte musicale, riconsiderato però, qualche decennio dopo, dalle correnti del postmodernismo, il che ci porta attualmente a riscoprire la musica presente, com’è stata definita da Renzo Cresti, sotto nuovi punti di vista. Ne è testimone il programma di Trieste Prima 2026, ma anche il dibattito che si era sviluppato nelle passate edizioni del festival. , alcuni appunti sul Festival Quarant’anni Nuova Musica di
il programma 13 12 1 La citazione è tratta dal Manifesto del Collettivo di Ricerca Strumentale e di Sintesi Sonora, di cui faceva parte lo stesso Dufourt. Lo scritto è del 1978. 2 G. Coral, Demoni e fantasmi notturni della città di Perla. Biografia di Emilio Musul, un compositore, in Quaderni di cultura contemporanea, n.9, novembre 2008, a cura di C. de Incontrera, Teatro Comunale di Monfalcone, 2008, pag. 113. Nel programma di sala di Trieste Prima 1991, infatti, in uno scritto di Renzo Cresti si leggeva che «rispetto agli anni Cinquanta-Sessanta oggi si è meno idealistici e più disincantati», e che si stava assistendo ad una «retorica del semplice». Ma nello stesso programma si citava anche Hugues Dufourt, che proclamava, invece, «una disciplina di scrittura, una artificiosità dichiarata, un razionalismo deliberato»1. Anche il programma di Trieste Prima 2026 ripropone i due poli del dibattito, si diceva. Il concerto del Duo Danelon Sanzin propone un programma che si definirebbe “adatto ad un pubblico più vasto”, effettivamente, mentre il concerto del 24 novembre, grazie alla presenza di Webern e Donatoni, pur con i dovuti distinguo dovuti alle diverse epoche in cui operarono i due autori citati, ripropone musiche “per un pubblico di nicchia”, per usare nuovamente una locuzione banale ma efficace. Di fatto, le introduzioni ai concerti, presentando le diverse estetiche compositive degli autori ospiti, riapriranno tematiche quali complessità, semplicità, ricerca, tradizione, sempre attuali nel pensiero musicale contemporaneo. Tra esse, anche il rapporto tra le sonorità degli strumenti della tradizione e le nuove frontiere delle sonorità elettroniche, tangibili nel postludio del festival. Per concludere, riprendendo il tema delle strade nuove citate all’inizio, si noti che Trieste Prima 2026 si propone quale festival itinerante; da qualche anno, infatti, Trieste Prima presenta la nuova musica non solo a Trieste, ma anche in regione, toccandone i capoluoghi, quali Gorizia o Pordenone, e avvicinandone realtà musicali emergenti, quali la Casa della Musica di Cervignano o la Sala da Concerto della Biblioteca Civica di Codroipo. «Chi non sogna è un essere incosciente ormai totalmente assimilato nell’ingranaggio conformista della società», scrive Giampaolo Coral nella propria autobiografia2. L’associazione Chromas, che Giampaolo Coral fonda assieme al festival e che ne è il motore organizzativo, nasce da un suo sogno. Anche Trieste Prima nasce da un suo sogno, un sogno che voleva farci conoscere una musica «testimone della propria epoca, con le sue contraddizioni e laceranti inquietudini». Desideriamo continuare a sognare con lui. Corrado Rojac
i concerti e gli interpreti 15 14 Sabato 7 novembre 2026 Conservatorio “G. Tartini”, Trieste in collaborazione con il Conservatorio “G. Tartini” ore 17.30 Comporre oggi incontro con Mario Pagotto a cura di Corrado Rojac ore 18 Nel suono della pioggia Valentina Danelon, violino Nicoletta Sanzin, arpa Philip Glass Opening 1937 Valerij Kikta dalla Sonata per violino e arpa 1941 Metamorphoses Michio Miyagi Haru no Umi - 春の海 (Il mare in primavera) 1894 – 1956 (arr. Josef Molnar) Mario Pagotto Listen! Rain is speaking 1966 per violino e arpa* Alojz Ajdič Evterpa 1939 Arvo Pärt Spiegel im Spiegel 1935 Giulio Viozzi Calmo e Appassionato 1912 – 1984 per arpa sola Bernard Andrès Zerbina 1941 Divertissement per violino e arpa *prima esecuzione assoluta Il duo Danelon Sanzin ha iniziato il proprio sodalizio nel 2020 in occasione dell’invito a esibirsi per Mittelfest, nell’edizione dedicata al tema dell’empatia, con un concerto intitolato “Meditation”. In questi sei anni hanno proseguito il loro progetto come duo, ideando programmi e ricercando percorsi musicali per molteplici rassegne e stagioni musicali italiane. Valentina Danelon si diploma presso il Conservatorio di Castelfranco Veneto sotto la guida di Michele Lot e prosegue gli studi al Conservatorio della Svizzera Italiana (Lugano) laureandosi nella classe di Valerij Gradov. Si perfeziona con Julia Berinskaja e Renato Zanettovich. In duo vince il Primo Premio Assoluto al XXVI Premio “L. Caraian” per la Musica da Camera a Trieste e il Primo Premio al XVIII Concorso di Musica da Camera “G. Rospigliosi” di Pistoia. Ha suonato come solista con numerose orchestre, tra cui I Solisti Veneti, la Nuova Orchestra da Camera “F. Busoni” di Trieste e l’Orchestra Filarmonica Mihail Jora (Romania). È vincitrice di numerosi premi, quali il Primo Premio al “XI Canetti International Music Festival” (Francia). Ha collaborato con prestigiose istituzioni musicali italiane, quali l’Orchestra Sinfonica Nazionale RAI di Torino, l’Orchestra del Gran Teatro La Fenice di Venezia o l’Orchestra del Teatro Massimo di Palermo e nel campo della musica contemporanea con numerosi gruppi, tra cui l’Ensemble Sentieri Selvaggi. A luglio è uscito per Brilliant Classics il CD monografico dedicato al compositore triestino Eugenio Visnoviz, nel centenario della nascita, inciso in duo con la pianista triestina Cristina Santin, con la quale forma un duo stabile da diversi anni. Nicoletta Sanzin, diplomata presso il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine sotto la guida di P. Tassini, si è perfezionata negli USA con E. Malone e S. Mc Donald e in Italia con E. Zaniboni all’Accademia di S. Cecilia; nel 2006 ha inoltre conseguito la Laurea Specialistica in Discipline Musicali a Indirizzo Interpretativo in Arpa presso il Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria. Vincitrice assoluta del Concorso Internazionale “E. Porrino” nel 1992, ha al suo attivo numerosi premi in concorsi nazionali ed internazionali. Si è esibita ai World Harp Congress di Vienna, Parigi, Dublino, Hong Kong e Cardiff e ai Simposi Europei dell’Arpa a Norimberga e Perugia. Ha collaborato con numerose orchestre (tra cui l’Orchestra del Teatro “G. Verdi” di Trieste, l’Orchestra Sinfonica della RAI di Roma, l’Orchestra del Teatro alla Scala e l’Orchestra dell’Accademia di S. Cecilia in Roma). Dal 1995 al 2001 è stata Prima Arpa della Slovenska Filharmonija di Lubiana con cui si è spesso esibita anche come solista. Registra regolarmente per emittenti radiofoniche e televisive in Italia e all’estero; ha all’attivo più di venti CD, tra i più recenti il “Nino Rota Chamber works”, pubblicato da DECCA. Molto attiva anche nel campo della musica contemporanea, collabora stabilmente con lo Slowind Quintet di Lubiana e con l’ExNovo Ensemble di Venezia. E’ titolare della Cattedra di Arpa presso il Conservatorio “G.Tartini” di Trieste. Philip Glass (1937) studia matematica e filosofia alla University of Chicago; alla Juilliard School si dedica alle tastiere. Tra i suoi insegnanti di composizione, Vincent Persichetti, William Bergsma e, a Parigi, Nadia Boulanger. Lavora poi con Ravi Shankar (film “Chuppaqua”, 1966), collaborazione da cui il suo iter compositivo si confronta con le proprietà ipnotiche dei ritmi indiani, avvicinandolo al “minimalismo”, termine che Glass giudica improprio e che preferisce sostituire con “musica dalle strutture ripetitive”. Il compositore americano forma poi un gruppo, negli anni ‘60, a New York, collaborando con numerose gallerie d’arte; produce molta musica per il teatro (tra cui Einstein on the Beach, creata con Robert Wilson); scrive anche per ensembles più vicini alla tradizione (quartetto d’archi, orchestra sinfonica). Memorabili la sua produzione per il cinema (con registi come Martin Scorsese o Woody Allen) e le collaborazioni con artisti rock, quali Brian Eno o David Bowie. Nel 1995 è stato nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal governo francese. Nel 1996 compone le musiche per le Olimpiadi di Atlanta; nel 1999 vince il Golden Globe (grazie a The Truman Show) e nel 2003 il premio BAFTA, con The Hours.
i concerti e gli interpreti 16 17 Valerij Kikta (1941), di Donetsk, in Ucraina, si forma al Conservatorio di Mosca sotto la guida di Semjon Bogatirev e Tihon Hrennikov. Grazie all’interessamento di Šostakovič può perfezionarsi seguendo alcune master post-laurea. La ricca produzione include undici balletti, opere sinfoniche, numerosi brani per organo e molta musica corale. Si ricordi Oltre l’oscurità per tenore e orchestra, e gli Affreschi della Cattedrale di Santa Sofia di Kiev per arpa e orchestra. Negli anni ‘70 e ‘80, la casa discografica statale sovietica Melodija ha inciso numerose sue opere. Già membro dell’Unione dei Compositori Russi dal 1968, dal 1989 fa parte dell’Unione dei Compositori di Mosca e dal 1991 insegna al Conservatorio di Mosca. Nel 2002, al Congresso Arpistico Mondiale di Ginevra, tiene una conferenza sulla musica per arpa in Russia. Michio Miyagi (1894–1956) è stato un virtuoso del koto, strumento a corda molto praticato in Giappone. Nato a Kobe, perse la vista all’età di otto anni, anno in cui iniziò a studiare il koto, dedicando la sua vita a questo strumento. Nel 1907 si trasferì con la famiglia nella Corea del Sud. Nel 1909 vide la luce la sua prima composizione, Mizu no Hentai. Miyagi si trasferì a Tokyo nel 1917; tenne il suo primo recital con proprie composizioni nel 1919. Nel 1930 divenne docente presso il Collegio di Musica di Tokyo (l’attuale Università delle Arti di Tokyo), dove fu nominato professore nel 1937. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, fu nominato membro dell’Accademia delle Arti del Giappone. Morì il 25 giugno 1956 durante una delle sue tournée. La sua ricca produzione, che conta più di cinquecento brani, contribuì alla divulgazione degli strumenti a corda giapponesi. Mario Pagotto (1966) si diploma in composizione con Alessandro Solbiati e in seguito si perfeziona presso l’Accademia Chigiana di Siena e l’Accademia Santa Cecilia di Roma con Franco Donatoni. Ha conseguito inoltre anche il Diploma di Musica Corale e Direzione di Coro e una laurea al D.A.M.S. di Bologna. Numerose sue composizioni sono state eseguite da importanti associazioni concertistiche in Italia e all’estero in festival di prestigio, tra cui “Soliste de l’atelier instrumental du XXe Siécle”di Lione, “Rive Gauche” di Torino, Festival di Musica Contemporanea di Pechino, Rai Nuova Musica, Sentieri Selvaggi (Milano), Stagione dell’Orchestra Sinfonica “G. Verdi” di Milano e Music for the New Century (Columbia University, New York), nonché radiodiffuse dalla RAI Radio 3, RAICLASSICA e altre emittenti. Ha ricevuto commissioni dall’Orchestra Sinfonica “G. Verdi” di Milano, dall’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, dall’Orchestra Milano Classica e molti altri gruppi cameristici e solistici. Si dedica inoltre alla direzione orchestrale di propri lavori o di autori della più recente storia della musica. Ha pubblicato numerosi CD monografici, tra cui “Racconti di pianura” (Rai Trade, 2013) e “Catalogus Galilei” (M.E.P. 2017). È docente di Composizione presso il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste. Alojz Ajdič (1939) ha studiato Clarinetto all’Accademia di Musica di Lubiana, diplomandosi nella classe di Mihael Gunzek. Dopo il diploma in clarinetto ha iniziato a studiare composizione nella classe di Uroš Krek, sviluppando un proprio stile, eclettico, espressivo, lontano dagli sperimentalismi del Secondo Novecento. Nel campo della musica solistica ha scritto principalmente per clarinetto (Solo de concours, Tra le stalattiti). Si citi poi la sua Rapsodia per tromba e orchestra, brano che ha avuto numerose esecuzioni in tutto il mondo. Tra le composizioni per flauto si ricordi Canto incompiuto per flauto e arpa, mentre tra le sue opere orchestrali la Terza Sinfonia va ricordata per la presenza di una nutrita sezione di percussioni, opera che gli valse il Premio Prešeren. La cantata Il campo di concentramento di Ravensbrück è senza dubbio una delle sue opere musicali più importanti, composta attingendo dalle testimonianze delle donne sopravvissute al campo. Numerosi i concerti, tra cui il Concerto per violino e orchestra (1995). L’apice della sua creatività è rappresentato dall’opera I due fratelli, che descrive la vita di una famiglia nel turbolento periodo della seconda guerra mondiale. Arvo Pärt (1935), diplomatosi al conservatorio di Tallin, si è dapprima orientato verso la musica seriale, sperimentando la musica d’avanguardia, ma poi arrivando, negli anni Sessanta, ad una svolta, soprattutto a causa del profondo interesse verso la musica antica medievale, rinascimentale e il canto gregoriano. Da allora la produzione si è concentrata prevalentemente verso la musica sacra, perseguendo uno stile ascetico, di matrice minimalista. Lo stile, ricco di misticismo, è basato su elementi rarefatti, spesso ridotti ad un arpeggio o a una triade. Associato talvolta al suono delle campane, grazie alla tecnica “tintinnabuli”, il suono di Arvo Pärt coniuga semplicità e complessità, grazie alla compresenza, in esso, di una molteplicità di armonici. I brani che hanno contraddistinto il comporre pärtiano, ritagliandogli un posto del tutto particolare nel panorama musicale contemporaneo, sono Per Alina (1976), Tabula rasa (1977) e Fratres , dello stesso anno, apparso in più versioni. Nella musica sacra la parola assume un ruolo dominante, come in Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem (1981-82) e Missa sillabica (1977-91); ciononostante l’ispirazione sacra tocca anche compagini strumentali, come testimonia La Sindone (per orchestra e percussioni, 2006). Giulio Viozzi (1912 – 1984) studiò pianoforte e composizione sotto la guida di Antonio Illersberg diplomandosi al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste. Nel 1958 fu nominato Docente di Composizione allo stesso Conservatorio, cattedra che tenne fino al 1976. Come compositore Viozzi si costruì uno stile personale facendo proprie le innovazioni linguistiche delle avanguardie del Primo Novecento, ma senza spingersi negli sperimentalismi del Secondo Novecento. L’interesse di Victor de Sabata per la sua musica portò nel 1955 il brano sinfonico Ditirambo alla Scala di Milano; ma Viozzi è stato anche apprezzato autore di musiche vocali da camera, per voci soliste e pianoforte o per coro, attingendo sia da testi di poeti di spicco, quali Saba o Rilke, e sia dalla poesia dialettale. A partire dal 1953 iniziò a dedicarsi al teatro in musica rivelando quella “gioiosa, ottimistica energia” che Mila individuò quale trait d’union di tutta la sua produzione (si citi il monologo grottesco La giacca dannata, del 1967, da un racconto di Dino Buzzati). Attivo anche nella musica da camera, dedicò un Trio, nel 1956, al Trio di Trieste. Autore di numerosi concerti, nel 1957 debutta a Roma il suo Concerto per violino e orchestra, scritto per il triestino Franco Gulli. Nel dopoguerra si mise in luce anche per l’attività di critico musicale e come animatore culturale promuovendo, a Trieste, cicli di conferenze con eminenti musicologi. Bernard Andrès, nato a Belfort nel 1941 e scomparso nel luglio di quest’anno, ha studiato Arpa presso i Conservatori di Besançon e Strasburgo, infine al Conservatorio Nazionale di Musica di Parigi. Ha insegnato in diverse istituzioni nell’area parigina e ha pubblicato numerose opere didattiche per il suo strumento. Dal 1969 Bernard Andrès è stato solista dell’Orchestre Philharmonique de Radio-France; parallelamente ha svolto una ricca attività di compositore, scrivendo un gran numero di opere per arpa solista e arpa in varie formazioni, ma anche per arpa celtica, nonché per coro, orchestra e diverse formazioni da camera. Si citi i suoi arrangiamenti per arpa della Berceuse e della Pavane di Gabriel Fauré, nonché della Sonata BWV 1033 di Johann Sebastian Bach, di grande importanza nel mondo arpistico. Tra le sue composizioni, si citi le sue Danze d’Erzulie (per arpa, orchestra d’archi e percussioni), dedicate all’arpista Isabelle Perrin. Il suo stile compositivo potrebbe essere definito eclettico, poiché coniuga tradizione e sperimentazione.
i concerti e gli interpreti 19 18 Lunedì 16 novembre 2026 Sala del Ridotto del Teatro “G. Verdi”, Trieste ore 19.30 Musica e pittura incontro con Fabián Pérez Tedesco a cura di Corrado Rojac ore 20 Suggestioni pittoriche Roberto Fabbriciani, flauto Ivan Novinc, violino Cantus Ansambl Ivan Josip Skender, direttore Fabián Pérez Tedesco Dialoghi nella stanza rossa 1963 per violino solista e ensemble* Giampaolo Coral Intavolature per quintetto di fiati (1970-1987)** 1944 – 2011 Aurora consurgens per violino solo e ensemble (2002)* Cesare Valentini Concerto di Zagabria per flauto ed ensemble ** 1967 Ivan Josip Skender Pet crteža za trojicu** 1981 Helena Skljarov Mirrors** 1993 *Prima esecuzione assoluta **Prima esecuzione in Italia Il flautista Roberto Fabbriciani inizia gli studi musicali nel 1957, dapprima sotto la guida di Mario Gordigiani, poi con Severino Gazzelloni. Fabbriciani diviene assistente di Gazzelloni all’Accademia Musicale Chigiana di Siena e giovanissimo fa parte dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino e dell’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. Inizia la carriera da solista, collaborando con importanti compositori tra cui Camillo Togni, con il quale studia composizione. Importanti gli incontri con i maggiori compositori del nostro tempo, quali Luciano Berio, Pierre Boulez, John Cage, Elliot Carter, Franco Donatoni e numerosi altri, i quali gli hanno dedicato innumerevoli opere da lui eseguite in prima assoluta. Ha suonato come solista con direttori quali Claudio Abbado, Peter Maag, Bruno Maderna o Riccardo Muti, e con orchestre quali l’Orchestra del Teatro alla Scala di Milano, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e i Berliner Philharmoniker, presso prestigiosi teatri ed istituzioni musicali, quali il Teatro alla Scala di Milano, la Filarmonica di Berlino, la Suntory Hall di Tokyo o la Carnegie Hall di New York. Ha partecipato a festivals quali la Biennale di Venezia, il Maggio Musicale Fiorentino o il festival di Donaueschingen. E’ autore di opere musicali e testi didattici adottati nei percorsi della didattica musicale internazionale, editi da Ricordi e Suvini Zerboni. Tra le sue recenti composizioni: Glacier in Extinction, Alchemies, Conversazione su Tiresia (con Andrea Camilleri) o Con il cielo dentro (per i seicento anni della cupola del Brunelleschi). Il Cantus ansambl è un ensemble che coniuga l’eccellenza individuale con la forza collettiva: i suoi membri sono strumentisti di altissimo livello, aperti all’improvvisazione, alla sperimentazione e ai progetti interdisciplinari, sicché hanno plasmato un nuovo pubblico, pronto a sperimentare le proprie capacità uditive nel suono contemporaneo. Sotto la direzione stabile di Ivan Josip Skender, l’ensemble collabora con numerosi artisti croati e internazionali. In vent’anni di attività, l’ensemble ha eseguito circa seicento opere, presentato in prima assoluta oltre cento composizioni e collaborato con quasi tutti i compositori croati più importanti. Indipendentemente dall’anno di composizione – che sia del 1915 o del 2015 – Cantus propone qualsivoglia brano con freschezza e attualità. Il lavoro dell’ensemble è ben riassunto nel motto: “Aggiungete un pizzico di follia alle vostre intenzioni”. Ivan Josip Skender (1981) ha studiato Composizione e Direzione d’Orchestra presso l’Accademia di Musica dell’Università di Zagabria, con Željko Brkanović e Vjekoslav Šutej, perfezionandosi con Klaus Arp, Zubin Mehta e Uroš Lajovic nella direzione e in composizione con Michael Jarrell e József Soproni. Eseguito in numerosi paesi, vincitore della borsa di studio “Rudolf e Margita Matz” per giovani compositori, ha al suo attivo una vasta produzione, tra cui l’opera Šuma Striborova, l’opera croata contemporanea più eseguita. In qualità di direttore d’orchestra, ha collaborato con numerosi ensemble croati e internazionali, dedicandosi in particolare alla diffusione della musica contemporanea (è direttore stabile del Cantus ansambl dal 2012). Ha diretto o presentato in prima assoluta centinaia di composizioni di autori croati contemporanei. Tra i premi ricevuti il Premio Boris Papandopulo della Società dei Compositori Croati e il Premio Nazionale Croato Vladimir Nazor per i risultati complessivi raggiunti nella composizione e nella direzione d’orchestra. Attualmente è professore associato nel Dipartimento di Direzione d’Orchestra presso l’Accademia di Musica dell’Università di Zagabria. Dal 2019 è membro del Consiglio Artistico della Biennale di Musica di Zagabria.
i concerti e gli interpreti 20 21 Fabián Pérez Tedesco (1963), di Buenos Aires, vive a Trieste dal 1987. Oltre alla sua poliedrica ed intensa attività (si ricordi il ruolo di Timpanista dell’Orchestra del Teatro “G. Verdi” di Trieste e la docenza presso il Conservatorio “G. Tartini”), coltiva la passione per la composizione, sin dalla più tenera età. Compositore autodidatta ed eclettico (nelle sue opere il ruolo preponderante è affidato al ritmo e alla percussione), il suo linguaggio è una sintesi molto personale fra elementi di origini sudamericane e della tradizione europea. Vincitore di numerosi premi, tra cui il Primo Premio al Concorso di Composizione della Fundación Proscenio di Buenos Aires (1997), pubblica con Pizzicato, Rugginenti e Taukay. Numerose le incisioni (EMI, Audio Ars Studio). Il suo catalogo comprende più di cento partiture, eseguite in importanti istituzioni e stagioni concertistiche (tra cui il Festival Europeo della Musica di Bergamo, gli Encuentros Internacionales de Música Contemporánea de Buenos Aires e la Stagione dell’Orchestra Milano Classica) da interpreti prestigiosi (tra i quali Fabrizio Meloni, Mario Marzi, Louise Sibourd, Roberto Prosseda, Moens di Praga, Jünger Symphoniker Orchester München e Antidogma ensemble). Giampaolo Coral (1944-2011), diplomatosi in Pianoforte al Conservatorio di Venezia, ha collaborato con il Teatro “G. Verdi” di Trieste e con i Teatri Stabili del Friuli Venezia Giulia e del Veneto, ha insegnato al Conservatorio di Trieste ed è stato direttore artistico del Concorso Internazionale di Composizione Premio Musicale Città di Trieste. Nel 1987 ha fondato l’associazione per la promozione della musica contemporanea Chromas e ha creato il festival Trieste Prima – Incontri Internazionali con la Musica Contemporanea. Il suo percorso compositivo, essenzialmente da autodidatta, è stato costellato da importanti affermazioni, quali i premi internazionali al Concorso Internazionale Premio Musicale Città di Trieste, il Prix de Composition Musicale Prince Pierre de Monaco, il Concours Européen de Composition de Leuven (Belgio), l’International Edvard Grieg Memorial Competition for Composers e molti altri. Tra le sue opere sinfoniche, ricordiamo il Requiem per Jan Palach e altri (1969) per orchestra, Tout à coup e comme par jeu (1983) per flauto e orchestra; Amras per violino ed orchestra (1992); nel repertorio lirico, Favola (1977), Mr. Hyde? (1980) e Demoni e fantasmi notturni della città di Perla (1997). Vasta la produzione di musica corale, di musiche di scena e nell’ambito della musica da camera; quest’ultima vive di una luce particolare soprattutto nelle opere vocali, ispirate da poesie di Goethe, Trakl, Hölderlin e altri. La sua musica è stata eseguita in numerosi festival internazionali da interpreti ed ensembles di chiara fama (Ensemble Intercontemporain, Klangforum Wien, Wiener Collage, ecc.). Cesare Valentini (1967), nato a Palermo, studia composizione nella sua città natale, Napoli e Firenze, per laurearsi poi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano sotto la guida di Mario Garuti. Ha insegnato in numerosi conservatori; attualmente è docente di Armonia e Analisi al “Tartini” di Trieste. Il suo stile persegue una personale estetica d’avanguardia che trae frutto dalle esperienze della musica di Ligeti e del primo Penderecki, tesa alla ricerca di nuove sonorità, risonanze, armonici, colori. Negli ultimi lavori è anche vicino, seppur in modo assolutamente personale, alla scuola francese degli spettralisti (Grisey, Murail), e alle suggestive sonorità di R. Fabbriciani al quale ha dedicato il recente lavoro Bagliori nella notte. A partire da Rarefazioni di luce per orchestra d’archi (2007) ha sviluppato un crescente interesse per le nuove tecniche di emissione del suono degli strumenti d’orchestra e per la dimensione spaziale. La sua musica è stata eseguita in Italia, Europa e Sud America da importanti ensemble, orchestre e artisti, quali l’Orchestra da Camera Fiorentina, l’Osem Orchestra Nazionale del Messico, l’Orchestra of University of Illinois di Chicago e il Quartetto Fonè. È stato anche direttore di importanti stagioni concertistiche, tra cui Musica a Palazzo Pitti e Toscana Classica. Helena Skljarov (Zagabria, 1993) si è laureata in Musicologia presso l’Accademia di Musica dell’Università di Zagabria nel 2017, con una tesi sull’analisi della musica del Novecento; ha inoltre concluso gli studi di Composizione nel 2020 sotto la guida di Berislav Šipuš. Perfezionatasi presso il Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse di Lione con Martin Matalon, nel giugno 2020 è stata selezionata come compositrice in residenza al festival di Aix-en-Provence, dove ha partecipato a masterclass con Garth Knox e Kaija Saariaho. Nel 2021, il suo quartetto d’archi Silence è stato selezionato dall’International Society for Contemporary Music per essere eseguito ai World New Music Days in Cina. Nel 2022 ha partecipato al festival Novalis, vincendo il premio per la migliore opera di un giovane compositore con il trio Nostos. Un’importante prima esecuzione è stata quella della sua sinfonia Portrait Dore P. – per orchestra, video ed elettronica – diretta da Pascal Rophé e commissionata dall’Orchestra della Radiotelevisione Croata per commemorare il centenario della morte di Dora Pejačević. Nel 2024 è stata nominata membro del Comitato di Programmazione del Cantus Ensemble – guidato da Berislav Šipuš presso la Società dei Compositori Croati – per il triennio 2025-2027. In qualità di musicologa, ha pubblicato numerosi testi critici e analitici sulla musica contemporanea e collabora regolarmente alla stesura di recensioni di concerti e analisi di partiture.
i concerti e gli interpreti 22 23 Martedì 24 novembre 2026 Sala del Ridotto del Teatro “G. Verdi”, Trieste ore 19.30 Giampaolo Coral margivagante dell’anima a cura di Ivano Cavallini ore 20 Prima e dopo l’avanguardia Maria Iaiza, pianoforte Orchestra di Padova e del Veneto Adriano Martinolli D’Arcy, direttore Anton Webern Symphonie op.21 (1928) 1883 – 1945 Franco Donatoni Sinfonia op. 63 “Anton Webern” 1927 – 2000 per orchestra da camera (1983) Giampaolo Coral Cinque pezzi per pianoforte e orchestra (1997)* 1944 – 2011 (da cinque disegni di Alfred Kubin) Corrado Rojac Coraliana II (2026)* 1968 Gian Francesco Malipiero Oriente immaginario. Tre studi per orchestra 1882 – 1973 da camera (1920) * Prima esecuzione assoluta Maria Iaiza (1998) inizia gli studi di pianoforte con Maria Puxeddu, proseguendo la sua formazione presso il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine con Giovanni Baffero, dove consegue il Diploma Accademico I con il massimo dei voti e la lode nel 2017. Frequenta il biennio di specializzazione presso il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste con Teresa Trevisan, ottenendo il Diploma Accademico II con lode nel 2020. Approfondisce i suoi studi di musica contemporanea nel Divertimento Ensemble con Maria Grazia Bellocchio. Inoltre, grazie al programma Erasmus, Maria Iaiza studia con Thérèse Fahy, docente presso la Royal Irish Academy of Music di Dublino, e con Antoinette Van Zabner presso l’Università di Musica e Arti Performative di Vienna. Attualmente studia Musica da Camera presso l’Università di Musica e Arti Performative di Graz con Chia Chou. Adriano Martinolli D’Arcy, direttore d’orchestra di formazione internazionale, ha studiato Composizione e Direzione di Coro presso i Conservatori di Trieste e Milano e Direzione d’Orchestra presso la Hochschule für Musik di Vienna. Alla guida di diverse formazioni come l’Orchestra Sinfonica della RAI di Milano, la Philharmonia Orchestra di Londra, la Württembergische Philharmonie, il NÖ Tonkünstler Orchester di Vienna, l’Orchestra Filarmonica di Graz, l’Orchestra Metropolitana di Lisbona, l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Bruno Maderna, l’Orchestra del Teatro “G. Verdi” di Trieste ed altre compagini orchestrali, tiene concerti in Italia e all’estero per importanti istituzioni ed in sedi prestigiose, dirigendo oltre al repertorio tradizionale numerose prime esecuzioni assolute. Molto attivo nel campo della musica contemporanea, ha diretto gruppi come il Cantus Ensemble di Zagabria, il Grupo de música contemporânea de Lisboa e il Chromas Ensemble di cui è stato a lungo direttore stabile. Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche per etichette di pregio come la CPO – Germania e la Gramola di Vienna. Fondata nell’ottobre 1966, nel 2026 l’Orchestra di Padova e del Veneto celebra sessant’anni di attività, affermandosi come una delle principali orchestre italiane. Dal 1983 la direzione artistica e musicale dell’Orchestra è stata affidata a Peter Maag (direttore principale, 1983-2001), Bruno Giuranna, Guido Turchi, Mario Brunello (Direttore Musicale, 2002-2003), Filippo Juvarra. Nel settembre 2015 ha assunto l’incarico di Direttore Musicale e Artistico Marco Angius. Nella sua lunga vita artistica l’Orchestra annovera collaborazioni con i nomi più insigni del concertismo internazionale tra i quali si ricordano S. Accardo, P. Anderszewski, M. Argerich, V. Ashkenazy, R. Buchbinder, R. Chailly, R. Goebel, P. Herreweghe, C. Hogwood, L. Kavakos, T. Koopman, A. Lonquich, R. Lupu, Sir N. Marriner, M. Maisky, V. Mullova, A.S. Mutter, M. Perahia, I. Perlman, S. Richter, M. Rostropovič e K. Zimerman. Anton von Webern (1883-1945) studiò Musicologia all’Università di Vienna con Guido Adler; per la Composizione fu allievo di Arnold Schönberg. Inizialmente influenzato dai romantici tedeschi, fu poi seguace fedelissimo dell’estetica schönberghiana, ma con un rigore ancor più pressante di quello del maestro. Sotto la diretta influenza di Schönberg nacquero i Lieder op. 3 (1907), poi nel 1908 la Passacaglia op. 1. La sua tecnica è stata più volte definita “pointillisme sonoro”, di una coerenza esemplare, dal caratteristico sforzo del dar vita alle impercettibili variazioni di una sensibilità fuori dal comune. Fu a contatto con i più autorevoli esponenti del movimento espressionista. La produzione di Webern è caratterizzata dalle dimensioni ridottissime di gran parte dei brani; tra essi vanno ricordati il Quartetto op. 5, i Sechs Stücke per orchestra op. 6 (1909), che appartengono tutti alla sua prima maniera; con i Quattro pezzi op. 7 per violino e pianoforte e i Tre piccoli pezzi op. 11 per violoncello e pianoforte ogni rapporto con il mondo della tonalità è distrutto, e così nelle opere successive, sia strumentali sia vocali, fino al Trio op. 20 per archi e alla Sinfonia op. 21 in programma stasera.
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