i concerti e gli interpreti 16 17 Valerij Kikta (1941), di Donetsk, in Ucraina, si forma al Conservatorio di Mosca sotto la guida di Semjon Bogatirev e Tihon Hrennikov. Grazie all’interessamento di Šostakovič può perfezionarsi seguendo alcune master post-laurea. La ricca produzione include undici balletti, opere sinfoniche, numerosi brani per organo e molta musica corale. Si ricordi Oltre l’oscurità per tenore e orchestra, e gli Affreschi della Cattedrale di Santa Sofia di Kiev per arpa e orchestra. Negli anni ‘70 e ‘80, la casa discografica statale sovietica Melodija ha inciso numerose sue opere. Già membro dell’Unione dei Compositori Russi dal 1968, dal 1989 fa parte dell’Unione dei Compositori di Mosca e dal 1991 insegna al Conservatorio di Mosca. Nel 2002, al Congresso Arpistico Mondiale di Ginevra, tiene una conferenza sulla musica per arpa in Russia. Michio Miyagi (1894–1956) è stato un virtuoso del koto, strumento a corda molto praticato in Giappone. Nato a Kobe, perse la vista all’età di otto anni, anno in cui iniziò a studiare il koto, dedicando la sua vita a questo strumento. Nel 1907 si trasferì con la famiglia nella Corea del Sud. Nel 1909 vide la luce la sua prima composizione, Mizu no Hentai. Miyagi si trasferì a Tokyo nel 1917; tenne il suo primo recital con proprie composizioni nel 1919. Nel 1930 divenne docente presso il Collegio di Musica di Tokyo (l’attuale Università delle Arti di Tokyo), dove fu nominato professore nel 1937. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1948, fu nominato membro dell’Accademia delle Arti del Giappone. Morì il 25 giugno 1956 durante una delle sue tournée. La sua ricca produzione, che conta più di cinquecento brani, contribuì alla divulgazione degli strumenti a corda giapponesi. Mario Pagotto (1966) si diploma in composizione con Alessandro Solbiati e in seguito si perfeziona presso l’Accademia Chigiana di Siena e l’Accademia Santa Cecilia di Roma con Franco Donatoni. Ha conseguito inoltre anche il Diploma di Musica Corale e Direzione di Coro e una laurea al D.A.M.S. di Bologna. Numerose sue composizioni sono state eseguite da importanti associazioni concertistiche in Italia e all’estero in festival di prestigio, tra cui “Soliste de l’atelier instrumental du XXe Siécle”di Lione, “Rive Gauche” di Torino, Festival di Musica Contemporanea di Pechino, Rai Nuova Musica, Sentieri Selvaggi (Milano), Stagione dell’Orchestra Sinfonica “G. Verdi” di Milano e Music for the New Century (Columbia University, New York), nonché radiodiffuse dalla RAI Radio 3, RAICLASSICA e altre emittenti. Ha ricevuto commissioni dall’Orchestra Sinfonica “G. Verdi” di Milano, dall’Orchestra Sinfonica della Rai di Torino, dall’Orchestra Milano Classica e molti altri gruppi cameristici e solistici. Si dedica inoltre alla direzione orchestrale di propri lavori o di autori della più recente storia della musica. Ha pubblicato numerosi CD monografici, tra cui “Racconti di pianura” (Rai Trade, 2013) e “Catalogus Galilei” (M.E.P. 2017). È docente di Composizione presso il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste. Alojz Ajdič (1939) ha studiato Clarinetto all’Accademia di Musica di Lubiana, diplomandosi nella classe di Mihael Gunzek. Dopo il diploma in clarinetto ha iniziato a studiare composizione nella classe di Uroš Krek, sviluppando un proprio stile, eclettico, espressivo, lontano dagli sperimentalismi del Secondo Novecento. Nel campo della musica solistica ha scritto principalmente per clarinetto (Solo de concours, Tra le stalattiti). Si citi poi la sua Rapsodia per tromba e orchestra, brano che ha avuto numerose esecuzioni in tutto il mondo. Tra le composizioni per flauto si ricordi Canto incompiuto per flauto e arpa, mentre tra le sue opere orchestrali la Terza Sinfonia va ricordata per la presenza di una nutrita sezione di percussioni, opera che gli valse il Premio Prešeren. La cantata Il campo di concentramento di Ravensbrück è senza dubbio una delle sue opere musicali più importanti, composta attingendo dalle testimonianze delle donne sopravvissute al campo. Numerosi i concerti, tra cui il Concerto per violino e orchestra (1995). L’apice della sua creatività è rappresentato dall’opera I due fratelli, che descrive la vita di una famiglia nel turbolento periodo della seconda guerra mondiale. Arvo Pärt (1935), diplomatosi al conservatorio di Tallin, si è dapprima orientato verso la musica seriale, sperimentando la musica d’avanguardia, ma poi arrivando, negli anni Sessanta, ad una svolta, soprattutto a causa del profondo interesse verso la musica antica medievale, rinascimentale e il canto gregoriano. Da allora la produzione si è concentrata prevalentemente verso la musica sacra, perseguendo uno stile ascetico, di matrice minimalista. Lo stile, ricco di misticismo, è basato su elementi rarefatti, spesso ridotti ad un arpeggio o a una triade. Associato talvolta al suono delle campane, grazie alla tecnica “tintinnabuli”, il suono di Arvo Pärt coniuga semplicità e complessità, grazie alla compresenza, in esso, di una molteplicità di armonici. I brani che hanno contraddistinto il comporre pärtiano, ritagliandogli un posto del tutto particolare nel panorama musicale contemporaneo, sono Per Alina (1976), Tabula rasa (1977) e Fratres , dello stesso anno, apparso in più versioni. Nella musica sacra la parola assume un ruolo dominante, come in Passio Domini nostri Jesu Christi secundum Joannem (1981-82) e Missa sillabica (1977-91); ciononostante l’ispirazione sacra tocca anche compagini strumentali, come testimonia La Sindone (per orchestra e percussioni, 2006). Giulio Viozzi (1912 – 1984) studiò pianoforte e composizione sotto la guida di Antonio Illersberg diplomandosi al Conservatorio “G. Tartini” di Trieste. Nel 1958 fu nominato Docente di Composizione allo stesso Conservatorio, cattedra che tenne fino al 1976. Come compositore Viozzi si costruì uno stile personale facendo proprie le innovazioni linguistiche delle avanguardie del Primo Novecento, ma senza spingersi negli sperimentalismi del Secondo Novecento. L’interesse di Victor de Sabata per la sua musica portò nel 1955 il brano sinfonico Ditirambo alla Scala di Milano; ma Viozzi è stato anche apprezzato autore di musiche vocali da camera, per voci soliste e pianoforte o per coro, attingendo sia da testi di poeti di spicco, quali Saba o Rilke, e sia dalla poesia dialettale. A partire dal 1953 iniziò a dedicarsi al teatro in musica rivelando quella “gioiosa, ottimistica energia” che Mila individuò quale trait d’union di tutta la sua produzione (si citi il monologo grottesco La giacca dannata, del 1967, da un racconto di Dino Buzzati). Attivo anche nella musica da camera, dedicò un Trio, nel 1956, al Trio di Trieste. Autore di numerosi concerti, nel 1957 debutta a Roma il suo Concerto per violino e orchestra, scritto per il triestino Franco Gulli. Nel dopoguerra si mise in luce anche per l’attività di critico musicale e come animatore culturale promuovendo, a Trieste, cicli di conferenze con eminenti musicologi. Bernard Andrès, nato a Belfort nel 1941 e scomparso nel luglio di quest’anno, ha studiato Arpa presso i Conservatori di Besançon e Strasburgo, infine al Conservatorio Nazionale di Musica di Parigi. Ha insegnato in diverse istituzioni nell’area parigina e ha pubblicato numerose opere didattiche per il suo strumento. Dal 1969 Bernard Andrès è stato solista dell’Orchestre Philharmonique de Radio-France; parallelamente ha svolto una ricca attività di compositore, scrivendo un gran numero di opere per arpa solista e arpa in varie formazioni, ma anche per arpa celtica, nonché per coro, orchestra e diverse formazioni da camera. Si citi i suoi arrangiamenti per arpa della Berceuse e della Pavane di Gabriel Fauré, nonché della Sonata BWV 1033 di Johann Sebastian Bach, di grande importanza nel mondo arpistico. Tra le sue composizioni, si citi le sue Danze d’Erzulie (per arpa, orchestra d’archi e percussioni), dedicate all’arpista Isabelle Perrin. Il suo stile compositivo potrebbe essere definito eclettico, poiché coniuga tradizione e sperimentazione.
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