i concerti e gli interpreti 24 25 Franco Donatoni (1927-2000) studia composizione al Conservatorio “G. Verdi” di Milano e al Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, perfezionandosi poi al Corso di Composizione tenuto da Ildebrando Pizzetti presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia in Roma, dove si diploma nel 1953. Nel 1954 è ai Ferienkurse di Darmstadt, corsi che frequenterà più volte. Vincitore di numerosi premi, tra cui il premio della S.I.M.C. nel 1961, con Puppenspiel per orchestra, e il Koussevitzki nel 1968, con Orts per 14 strumenti, pubblica per numerose case editrici, tra cui Schott, Boosey & Hawkes e Ricordi. Docente nei Conservatori di Bologna, Torino e Milano dal 1953 al 1978, è stato titolare della Cattedra di Perfezionamento di Composizione presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia in Roma. Le sue riflessioni sulla difficoltà del comporre sono testimoniate da scritti quali Questo (Milano, Adelphi 1970) e Antecedente X (Milano, Adelphi 1980). Considerato uno dei massimi compositori europei della seconda metà del Novecento, ha rappresentato una coscienza lucida e sofferta dei percorsi del pensiero musicale nel secondo dopoguerra, in una quasi ascetica concentrazione sulla musica, sulla continua e radicale messa in discussione di ogni certezza. Giampaolo Coral (vedi concerto del 16 novembre). Corrado Rojac (1968), nato a Trieste, inizia a comporre con Giampaolo Coral; si diploma al Conservatorio di Milano con Alessandro Solbiati nel 2005, anno in cui è stipendiato per una masterclass su Tristan Murail all’Accademia di Francia in Roma. Si perfeziona con Azio Corghi, Luca Francesconi e Ivan Fedele. Numerose le esecuzioni e radiodiffusioni di sue musiche (Aspekte Salzburg, The New Music Week Bucarest, Trieste Prima, Nuova Consonanza, Unicum Ljubljana). È diplomato anche in Fisarmonica, Pianoforte e Violoncello. Fisarmonicista premiato in vari concorsi internazionali, ha suonato per istituzioni prestigiose (Conservatorio per la Musica Contemporanea di Pechino, 2003; Harvard University, Boston, 2011). Su invito di Azio Corghi, nel 2003 è fisarmonicista in residenza per il Laboratorio di Musica Contemporanea all’Accademia Chigiana (Siena). Incide per Real Sound (Udine) e Limen (Milano); splendide recensioni di numerosi critici (Angelo Foletto…). Laureatosi in Storia della Musica presso l’Università di Trieste con una tesi sul Metodo per Armonica a Mantice di Giuseppe Greggiati, pubblicata nel 2012 da Ars Spoletium, inizia la fisarmonica alla filologia; il volume è recensito con elogio da Quirino Principe. Gian Francesco Malipiero (1882-1973) studia Composizione a Venezia (dal 1899) al Liceo Musicale “B. Marcello” con M. E. Bossi. Al 1902 risalgono le prime letture e trascrizioni - presso la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia - dei manoscritti di C. Monteverdi, destinate a lasciare un segno indelebile sulla personalità di Malipiero. Nel 1904 si trasferisce a Bologna per conseguire il Diploma in Composizione. Dal 1905 inizia un’intensa attività compositiva, inizialmente vicina ai modelli tardoromantici, ma vi è anche l’influsso della musica di C. Debussy, chiaramente percepibile nella sua produzione sinfonica (Sinfonia degli eroi, 1905, Sinfonia del mare, 1906, la prima serie delle Impressioni dal vero, 1910), pianistica (Six morceaux, 1905, Bizzarrie luminose dell’alba, del meriggio e della notte, 1908, Poemetti lunari, 1910) e operistica. In quest’ultimo ambito intraprende una collaborazione con il triestino Silvio Benco, che frutta un’opera in tre atti, Elen e Fuldano (1907-09). Fu autore di scritti teorici come Il teatro (1920), L’orchestra (1920) o Stravinsky (1945). La sua musica è caratterizzata da un’assoluta libertà formale e stilistica, tendenzialmente strutturata su linee melodiche, frutto di un’invenzione musicale continua; può essere considerato vicino all’espressionismo per l’evoluta componente armonica dei suoi lavori. Esemplare in questo senso, ad esempio, il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia per orchestra, coro e voce di baritono, da G. Leopardi (1909-1910).
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