il programma 11 10 La quarantesima edizione del festival Trieste Prima – Incontri Internazionali con la Musica Contemporanea rappresenta un traguardo considerevole, come testimonia lo scritto di uno dei soci fondatori, Ivano Cavallini, a cui l’associazione Chromas, promotrice del festival, ha chiesto di ripercorrerne le passate edizioni, sintetizzandone i contenuti e individuandone le peculiarità. Peculiarità destinate a lasciare il segno, non solo nella città di Trieste, ma anche in regione e nel complesso panorama culturale mitteleuropeo. Uno scritto, quello di Ivano Cavallini, che riassume mirabilmente l’essenza del festival e ne illumina l’importanza. Il pensiero va dunque all’ideatore di Trieste Prima, Giampaolo Coral, figura di compositore di caratura internazionale, scomparso prematuramente e di cui si è colta l’eredità artistico-culturale, riprendendo il suo festival e continuandone la missione. Il tempo della memoria – il tempo della citazione iniziale tratta da uno scritto di José Saramago – ci rivela però non solo la volontà di mantenere Trieste Prima sulla strada indicata da Giampaolo Coral, ma anche quanto Trieste Prima sia cambiato. Sono passati quindici anni, ormai, dalla scomparsa dell’ideatore del festival, e la musica contemporanea si muove in un mondo in cui i cambiamenti sono veloci ed è inevitabile che il festival debba percorrere anche strade nuove. Ma iniziamo da Giampaolo Coral e dalla sua missione. Quarant’anni di nuova musica, questo il titolo di Trieste Prima 2026, si propone di divulgare proprio l’opera di Giampaolo Coral, con alcune proposte tratte dal suo prezioso catalogo, alcune in prima esecuzione. Sarà un festival ricco anche di prime esecuzioni di altri autori, come avrebbe voluto egli stesso. Spiccano i nomi di compositori locali, tra cui Fabián Pérez Tedesco e Mario Pagotto, ma anche di autori croati, quali Ivan Josip Skender o Helena Skljarov. Pur mantenendo viva la vocazione internazionale – il 16 novembre si esibisce il Cantus Ansambl di Zagabria – il festival propone anche artisti locali, come vuole la tradizione inaugurata dallo stesso Giampaolo Coral. Artisti già affermati, quali l’arpista Nicoletta Sanzin o la violinista Valentina Danelon, e giovani emergenti, quali la pianista Maria Iaiza o il chitarrista Matteo Chiodini; ma potremmo continuare ancora, citando il tenore Giacomo Segulia o il pianista Enrico Bortolotti, ad esempio. Il tempo è una superficie obliqua e oscillante che solo la memoria riesce a far muovere e avvicinare. (J. Saramago) Un festival in grande stile, si potrebbe dire, vista la presenza dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Un festival in grande stile anche per i luoghi in cui esso si presenta, il Teatro “G. Verdi” in primis. Ma non si dimentichi il Conservatorio “G. Tartini”, partner di Trieste Prima da numerosi anni, dove il 31 ottobre il festival presenta il libro “Musica oltre l’avanguardia”, dedicato proprio a Giampaolo Coral. Un festival che vede indagare anche il primo Novecento, dedicando due appuntamenti alla musica di Claude Debussy, nella volontà di ampliare la propria prospettiva, legata alla musica dei nostri giorni, illuminandone le radici: il concetto di impressionismo, infatti, non esaurisce le molteplici vettorialità presenti nella musica del maestro francese, e l’introduzione a Debussy che precede i due concerti mira a indagarne anche i sottili aspetti simbolisti, di cui si notano gli influssi nei decenni successivi e sino alle partiture del nostro tempo. Le introduzioni ai concerti sono le strade nuove di cui si diceva, che il festival percorre da qualche anno accentuando la propria valenza didattica. Trieste Prima desidera far conoscere la musica contemporanea tentando di avvicinarla a tutti, il che è più agevole di quanto lo fosse tempo fa, segno che i tempi sono cambiati e l’ermetismo musicale che si manifestò nel Secondo Novecento appare oggi attenuato. Al punto da riconsiderare l’aggettivo contemporanea: aggettivo che nel secondo dopoguerra assumeva una valenza d’avanguardia, attualmente decaduta. Di fatto, i radicalismi degli anni Cinquanta sembrarono sottovalutare l’aspetto percettivo dell’arte musicale, riconsiderato però, qualche decennio dopo, dalle correnti del postmodernismo, il che ci porta attualmente a riscoprire la musica presente, com’è stata definita da Renzo Cresti, sotto nuovi punti di vista. Ne è testimone il programma di Trieste Prima 2026, ma anche il dibattito che si era sviluppato nelle passate edizioni del festival. , alcuni appunti sul Festival Quarant’anni Nuova Musica di
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