Trieste PRIMA 2026

il programma 13 12 1 La citazione è tratta dal Manifesto del Collettivo di Ricerca Strumentale e di Sintesi Sonora, di cui faceva parte lo stesso Dufourt. Lo scritto è del 1978. 2 G. Coral, Demoni e fantasmi notturni della città di Perla. Biografia di Emilio Musul, un compositore, in Quaderni di cultura contemporanea, n.9, novembre 2008, a cura di C. de Incontrera, Teatro Comunale di Monfalcone, 2008, pag. 113. Nel programma di sala di Trieste Prima 1991, infatti, in uno scritto di Renzo Cresti si leggeva che «rispetto agli anni Cinquanta-Sessanta oggi si è meno idealistici e più disincantati», e che si stava assistendo ad una «retorica del semplice». Ma nello stesso programma si citava anche Hugues Dufourt, che proclamava, invece, «una disciplina di scrittura, una artificiosità dichiarata, un razionalismo deliberato»1. Anche il programma di Trieste Prima 2026 ripropone i due poli del dibattito, si diceva. Il concerto del Duo Danelon Sanzin propone un programma che si definirebbe “adatto ad un pubblico più vasto”, effettivamente, mentre il concerto del 24 novembre, grazie alla presenza di Webern e Donatoni, pur con i dovuti distinguo dovuti alle diverse epoche in cui operarono i due autori citati, ripropone musiche “per un pubblico di nicchia”, per usare nuovamente una locuzione banale ma efficace. Di fatto, le introduzioni ai concerti, presentando le diverse estetiche compositive degli autori ospiti, riapriranno tematiche quali complessità, semplicità, ricerca, tradizione, sempre attuali nel pensiero musicale contemporaneo. Tra esse, anche il rapporto tra le sonorità degli strumenti della tradizione e le nuove frontiere delle sonorità elettroniche, tangibili nel postludio del festival. Per concludere, riprendendo il tema delle strade nuove citate all’inizio, si noti che Trieste Prima 2026 si propone quale festival itinerante; da qualche anno, infatti, Trieste Prima presenta la nuova musica non solo a Trieste, ma anche in regione, toccandone i capoluoghi, quali Gorizia o Pordenone, e avvicinandone realtà musicali emergenti, quali la Casa della Musica di Cervignano o la Sala da Concerto della Biblioteca Civica di Codroipo. «Chi non sogna è un essere incosciente ormai totalmente assimilato nell’ingranaggio conformista della società», scrive Giampaolo Coral nella propria autobiografia2. L’associazione Chromas, che Giampaolo Coral fonda assieme al festival e che ne è il motore organizzativo, nasce da un suo sogno. Anche Trieste Prima nasce da un suo sogno, un sogno che voleva farci conoscere una musica «testimone della propria epoca, con le sue contraddizioni e laceranti inquietudini». Desideriamo continuare a sognare con lui. Corrado Rojac

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