Trieste PRIMA 2026

i concerti e gli interpreti 30 31 Nota al concerto del 6 dicembre Nell’ottica del diffondere la cultura della disabilità, il concerto che si svolgerà presso la Biblioteca Civica “Don Gilberto Pressacco” di Codroipo alle 11.30 vedrà la partecipazione, tra il pubblico, dei membri del coro Supercoro, nell’intento dell’includere persone diversamente abili nella socialità che attornia gli eventi concertistici. Corrado Rojac sarà coadiuvato, nell’interagire con il gruppo Supercoro, da Giorgio Cozzutti, direttore della compagine vocale stessa. Il gruppo Supercoro è descritto da Giorgio Cozzutti con le parole seguenti. «Attivo dal 2007, anno di composizione del gruppo, attraverso un percorso fatto di costanti prove, di partecipazione ad eventi e rassegne musicali, il progetto del “SUPER CORO” ha assunto una sua precisa fisionomia. Si tratta di un coro formato da ospiti, operatori e volontari afferenti i centri che si occupano di disabilità a Codroipo (UD). L’esperienza si è dimostrata un formidabile strumento di crescita delle abilità personali e relazionali di ciascun partecipante, superando impostazioni rigide di ruoli e competenze, favorendo un clima in cui tutti si mettono in gioco ed insieme raggiungono un risultato. Inoltre, la collaborazione tra i tre centri di Codroipo, “Il Mosaico”, “La Pannocchia” e “CSRE”, ha reso concreta la modalità del lavoro di rete. Il gruppo di lavoro del SUPER CORO garantisce un buon livello di interazione ed integrazione a livello musicale e relazionale. Il gruppo si è esibito in molteplici ambiti sul territorio regionale collaborando con musicisti, gruppi strumentali e orchestrali con un repertorio che spazia dalla classica fino alla canzone d’autore.» Enrico Bortolotti (1999) ha iniziato a frequentare il Conservatorio “G. Tartini” di Trieste nella classe di Massimo Gon, proseguendo poi con Luca Trabucco, concludendo il percorso accademico di secondo livello nel 2024. Ha conseguito inoltre, nel 2026, sempre presso lo stesso Conservatorio, il Diploma Accademico di Secondo Livello in Musica da Camera. Dal 2010 intraprende una ricca attività concertistica, che lo porta ad esibirsi a varie rassegne, tra cui Incontriamoci tra le Note, Talenti in Scena, Satierose, Festival di Trieste – Il faro della musica, I Concerti del Conservatorio e Notti Romane al Teatro di Marcello. Dal 2016 collabora attivamente con la Compagnia Teatrale Stropula – Cantieri teatrali, in qualità di responsabile musicale degli spettacoli, componendo, arrangiando ed eseguendo dal vivo tutte le parti musicali. Nel 2025, a Trieste, è stato premiato in occasione del Festival Internazionale delle Giovani Eccellenze assieme alla sua compagna di duo cameristico, il soprano Iana Rata, dal direttore d’orchestra Johannes Skudlik. Olivier Messiaen (1908-1992) studiò al Conservatorio di Parigi con M. Dupré e P. Dukas. Organista alla Chiesa della Trinità a Parigi dal 1932, nel 1936 fondò il gruppo Jeune France auspicando un rinnovamento, nell’ambito musicale francese, che contrastasse l’accademismo. Dal 1942 iniziò ad insegnare al Conservatorio di Parigi. La sua ricca produzione musicale si contraddistingue per alcuni tratti personali, quali l’attitudine alla contemplazione (Quatuor pour la fin du temps per clarinetto, pianoforte, violino e violoncello, 1940), la venerazione profonda per i misteri cristiani (3 Petites liturgies de la présence divine per coro femminile, pianoforte, onde Martenot, archi e percussione, 1944), a cui si rifanno anche vari cicli per pianoforte (Vingt regards sur l’Enfant-Jésus, 1944) e per organo (La nativité du Seigneur, 1935), o l’intimo legame con la natura quale fonte di sonorità ancestrali (Le merle noir per pianoforte e flauto, 1950). Lo stile di Messiaen denota sì un libero uso della modalità e di modi estranei alla tradizione tonale, ma anche l’adozione di atteggiamenti ritmici orientali, che Messiaen piega a concetti propri, astraendoli dall’ambito della prassi esecutiva contingente. L’astrazione lo porta infine a concepire Mode de valeurs et d’intensités (secondo dei Quatre études de rythme per pianoforte, 1949-50), primo esempio di «serializzazione integrale», e ponte verso lo strutturalismo musicale del Secondo Novecento. Claude Debussy (1862-1918) studiò con varî maestri, tra i quali J.-F. Marmontel ed E. Guiraud. Vincitore nel 1884 del Prix de Rome, soggiornò per tre anni a Villa Medici; da ascriversi all’attività compositiva di questo periodo la Fantaisie per pianoforte e orchestra. Debussy fu colpito dalla musica di Wagner, complici i viaggi a Bayreuth (1889-90), ma anche dalla musica orientale, che poté ascoltare all’Esposizione Universale di Parigi (1889). L’impressione procuratagli dal Pelléas et Mélisande di M. Maeterlinck (1893) lo spronò alla scrittura dell’omonima opera, compiuta nel 1902, che fu considerata ben presto la “risposta francese” al teatro wagneriano. Visse l’ambiente artistico e letterario parigino, allora fervido di esperienze d’avanguardia, ove s’incontrava con i poeti S. Mallarmé e P. Verlaine. La prima affermazione è del 1894 con il Prélude à l’après-midi d’un faune (ispirato da un poemetto di Mallarmé). Si è detto che Debussy abbia introdotto nella musica l’impressionismo, diffuso allora nella poesia (Mallarmé) e nella pittura (E. Manet), intendendo con ciò il superamento della composizione a sviluppo tematico. Esemplificativi in questo senso i due libri di Préludes per pianoforte, dal caratteristico fluire di risonanze, di armonie immaginate come organismi capaci di vita propria, cangianti in mille sfumature di colore.

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