TRIESTE PRIMA 2015 - page 20

d’intensités
, sarà un emblematico punto di partenza per
le teorie della musica seriale. La personalità di Messiaen
è quindi anello di congiunzione tra le avanguardie
storiche e la musica del secondo dopoguerra (Boulez
e Stockhausen furono suoi allievi). Tra le sue
composizioni si citi il
Quatuor pour la fin du temps
(1941), scritto nel campo di concentramento di Görlitz,
e quelle che si caratterizzano per l’uso sperimentale
di sonorità nuove, quali
Trois petites liturgies
(1944),
ad esempio, per coro femminile, pianoforte, onde
Martenot, archi e percussione. Appassionato ornitologo,
dedicò numerose proprie opere al canto degli uccelli
(
Catalogue d’oiseaux
, 1958, per pianoforte). Tuttavia
la maggior parte della sua produzione è permeata dal
sentimento della fede, come testimonia, tra l’altro, la
vasta produzione organistica, che culmina con il
Livre
du Saint Sacrement
(1984). I festeggiamenti per il suo
ottantesimo compleanno salutarono Messiaen come uno
dei maggiori compositori viventi.
Tōru Takemitsu (1930 – 1996)
è considerato uno dei maggiori autori giapponesi
contemporanei. Nato a Tokyo, cominciò ad interessarsi alla musica classica occidentale nel
periodo del secondo conflitto mondiale. Nella sua formazione musicale, Takemitsu fu quasi
totalmente un autodidatta; subì molte influenze dalla musica francese, in special modo da autori
quali Claude Debussy e Olivier Messiaen. Nel 1951 fondò il
Jikken Kobo
, un gruppo con il
quale introdusse in Giappone la musica di molti compositori occidentali. Takemitsu raccolse il
primo importante successo quando il suo
Requiem
per orchestra d’archi (1957) venne ascoltato e
lodato da Igor Stravinskij: fu l’inizio della sua grande carriera internazionale. Nel 1996 gli venne
attribuito postumo il
Glenn Gould Prize
. Sebbene non amasse usare la musica giapponese nei
propri brani (“le melodie giapponesi sono come il Fuji – belle ma eternamente immobili”, diceva),
l’anima giapponese di Takemitsu è presente, però, nella filosofia che anima le sue opere, a iniziare
dall’importanza del silenzio o dalla concezione della musica come libero flusso musicale non
strutturato.
Jevhen Stankovič (1942)
, nato a Svalijava in Ucraina, ha studiato al Conservatorio
Mikola Lisenko
di L’viv con Adam Soltis e al Conservatorio di Kiev con Boris Ljatošinskij e
Miroslav Skorik. Il successo della sua musica, sia in ambito sinfonico che corale e cameristico,
gli vale ben presto numerosi riconoscimenti, tra i quali anche la presidenza dell’Unione dei
Compositori Ucraini; dal 1998 ricopre la cattedra di composizione del Conservatorio di Kiev,
l’attuale Accademia Nazionale di Musica. L’ampia produzione annovera ben dodici sinfonie,
cinque balletti e numerosi concerti per strumenti solisti e orchestra, nonché un ricco repertorio
cameristico e molta musica per film. Caratteristica della sua poetica è la volontà di una
comunicatività diretta, che gli viene direttamente dai grandi del passato, tra i quali Šostakovič
sembra essergli il modello più vicino.
Alan Hovhaness (1911 - 2000)
, compositore americano di origini armene, ha saputo
coniugare nella propria produzione culture ben diverse, sì da essere più volte definito quale
compositore vicino all’eclettismo di certi autori statunitensi. Studia presso diversi istituti
americani, tra i quali il
New England Conservatory
; nel 1934 si reca in Finlandia per incontrare
Sibelius, del quale è fervente ammiratore. Tra i due vi sarà una lunga amicizia. Inizia ad
interessarsi di folclore musicale armeno verso il 1940; i lunghi anni di studio influiscono sulle
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