il programma
Le nuove tecnologie, poi, hanno
rivelato le potenzialità estreme che uno
studio approfondito della relazione
tra gesto e figura possono mettere al
servizio della creatività, ma anche della
percezione.
Oggi, il “live-electronics” applicato
agli strumenti tradizionali ci fa parlare
di strumenti “aumentati” se, per il
tramite delle diverse tecnologie di
captazione delle proprietà del gesto
(velocità, accelerazione, rotazione e
localizzazione), quest’ultimo diventa
“anche” l’origine della trasformazione
del suono acustico in tempo reale,
applicando allo stesso suono parametri
che gli sono propri e ispirano i modelli
di quella trasformazione. Una vera
rivoluzione copernicana!
Questo sentimento di apertura verso
orizzonti ancora tanto da esplorare,
è stato un compagno di viaggio
fantastico durante la stesura delle
due composizioni che ho realizzato
con questa concezione di “gesto
all’ennesima potenza” attraverso la
tecnologia dei sensor: Capt-actions
(2005), per quartetto d’archi ed
elettronica, “…la pierre et l’étang (les
temps)…” per quartetto d’archi ed
un percussionista solisti ed orchestra
d’archi.
Non si tratta soltanto di un’opzione
tecnologica, bensì di un’area creativa
fecondissima dagli incredibili margini di
sviluppo.
Ivan Fedele
La parola “gesto” rimanda e assume in sé
una vasta pluralità di valenze semantiche.
[…] Il gesto per il compositore
rappresenta una fuoriuscita; quando
è figura – combinazione di altezze e
ritmi – si staglia sullo sfondo; quando è
teatro – smontare lo strumento alla fine
di Partiels – sfonda la situazione corrente
e ne crea un’altra (sempre fittizia), e lo
scarto fra le due ci colpisce e seduce;
quando è movimento – captato da un
sensore – trasforma elettronicamente
un suono, o ne crea una molteplicità
attraverso la sintesi modale. Il gesto
non è solo azione muscolare, come non
è solo figura o teatro. Cionondimeno,
esso è un elemento che ha la proprietà
dell’emergenza (dal verbo “emergere”)
8
.
Andrea Sarto
Si è chiesto a Ivan Fedele un commento
alla tematica musica e gestualità,
scelta per il festival Trieste Prima
di quest’anno, nell’occasione del
trentennale della manifestazione.
Un commento, quello di Ivan Fedele,
che prende le mosse dal gesto quale
abilità d’artigianato interpretativo e che
incontreremo, premiata, al concerto
inaugurale il 31 ottobre, nelle movenze
esecutive del Duo Guliei – Lavrynenko,
vincitore del Premio Trio di Trieste. Si
tratta della gestualità presente anche
nella musica di Romitelli, in programma
il 4 novembre, eseguita dal quartetto
Paul Klee di Venezia e dalla Scuola
di Musica e Nuove Tecnologie del
Conservatorio “G. Tartini” di Trieste,
musica che Alessandro Arbo non esita
a definire “spazio nel quale i materiali
sono lasciati risuonare: la scrittura non li
attraversa, non li metabolizza”
9
, spazio
che ha una “componente visibile”,
come la definisce lo stesso musicologo,
“la gestualità, vale a dire il rapporto
diretto, lo stretto legame che unisce
…rilanciando il
topos
del gesto…
l’intenzione del musicista alla vibrazione
dello strumento”
10
.
Ivan Fedele pone l’accento anche
sulla figura musicale, atteggiamento
compositivo che tocca gran parte dei
concerti proposti, poiché la presenza
dell’istanza citata coinvolge uno dei
nuclei della rinascenza della musica
contemporanea dall’eredità strutturalista
degli anni Cinquanta. L’esempio più
pertinente tra tutti, forse, è il Quartetto
n°2 di Ligeti, che sarà presentato
l’11 novembre nell’interpretazione
del Prometeo di Firenze, brano che
inizia con un Allegro nervoso definito
da Edoardo Lattes “un percorso tra
differenti figure sonore, alcune di
estrema staticità altre, all’opposto,
di frenetico e cacofonico vociare ”
11
.
La figura musicale come elemento
architettonico diventerà il cardine, dagli
anni Sessanta in poi, delle poetiche di
numerosissimi autori; un’eco di un simile
atteggiamento compositivo sembra
rintracciabile nella musica di Burkhard
Kinzler, in programma nell’ultimo
concerto della stagione, il 10 dicembre,
protagonista il Daarler Vocal Consort
che interpreterà il suo Deus ubi?,
pezzo in cui la figura musicale appare
in atteggiamenti lineari, puntillistici e
corali.
Andrea Sarto, autore scelto per il motto
iniziale, pone l’accento sul gesto quale
teatro musicale: concetto che vedremo
svilupparsi nel brano Ferri a margine
di Cifariello Ciardi, proiezione di “mani
invisibili che controllano un apparecchio
meccanico”, come spiega l’autore
stesso
12
, eseguito il 18 novembre
dall’ensemble MD7 di Lubiana. Il
concerto del 28 novembre mette in luce
la gestualità strumentale nel virtuosismo
delle sonate di Bartók e Pérez Tedesco,
mentre il teatro musicale di Georges
Aperghis sarà protagonista del concerto
del 2 dicembre, sebbene il suo Trio
“si accontenti” del vissuto quotidiano
immaginato e non presente nel senso
stretto della parola, come invece accade
in numerosi altri suoi lavori. Ad esibirsi,
il Trio Catch di Amburgo, giovane
compagine strumentale destinata a
scrivere la storia dell’interpretazione
della musica contemporanea di area
tedesca dei prossimi decenni.
L’accezione del gesto quale matrice
da cui ricavare, mediante le nuove
tecnologie, nuovi orizzonti sonori,
istanza che conclude l’intervento di Ivan
Fedele, e sintetizzata da Andrea Sarto
nel concetto di movimento, sarà di
scena a Trieste Prima 2017.
8.
9.
A. Arbo,
En-trance
, in
Il corpo elettrico. Viaggio nel suono di Fausto Romitelli
, Quaderni di cultura
contemporanea IV, Monfalcone 2003, p. 14
10. Ibid., p.14
11. C. Bolzan,
Guida alla musica da camera
, Zecchini, Varese 2012, p.427
12. F. Cifariello Ciardi,
Ferri a margine
, partitura, Rai Trade, Roma e Milano 2014, p.2
György Ligeti
9
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