TRIESTE PRIMA 2019
9 Dove non si genera ombre di grande oscurità, non si può ancora generare lumi di grande chiarezza. Leonardo da Vinci Si è chiesto ad un illustre critico musicale, Paolo Petazzi, di introdurci ad un capolavoro della mistica musicale cristiana, i Vingt Regards sur l’Enfant- Jésus di Olivier Messiaen. Di raro ascolto, il brano sarà presentato il 9 novembre, nell’esecuzione del pianista Alfonso Alberti. Un evento musicale prezioso, quanto preziosa è la tematica del festival Trieste Prima 2019, musica mystica . Tematica che ci farà indagare l’aspetto che accomuna poetiche compositive diversissime. Potremmo definire “esperienza mistica” l’esperienza interiore che alcuni soggetti vivono cogliendo una realtà misteriosa altra da sé, fino ad identificarsi con essa. Scevra da facoltà logiche o razionali, essa può essere descritta essenzialmente in modo metaforico, simbolico, e la musica sembra possa accoglierne alcune istanze. Spesso viviamo la musica come entità liberatoria, ad esempio, e le sensazioni sperimentate sono talvolta affini ai momenti esemplari dei grandi mistici. La mistica dell’Estremo Oriente è fonte d’ispirazione per Gabrio Taglietti, di cui il 26 ottobre si presenta una prima esecuzione, Canti dell’eremo . L’ispirazione è data a Taglietti dalla leggendaria figura di Saigyō Hōshi, samurai vissuto nel XII secolo, ritiratosi a vita contemplativa, oggi noto per la sua produzione poetica dalla caratteristica vena malinconica, spesso ispirata alla mutevolezza della Natura. “Il fascino estetico esercitato dalle cose nella loro caducità”, come spiega Taglietti stesso, ha influito sul suo comporre in modo da suggerirgli la ricreazione di “piccole estasi offerteci da pochi oggetti sonori colti nel breve istante in cui ci appaiono illuminati, appena prima di ricadere nel buio e nel silenzio”. La mistica orientale – ma anche la mistica cristiana – è legata al suono delle campane, e la produzione di Arvo Pärt intende riviverne la dimensione sonora più profonda. Dopo alcuni anni di silenzio, di fatto, il compositore estone inizia nuovamente a scrivere, concependo una poetica completamente diversa dalla precedente; è il 1976 e la “nuova via” è definita, da Arvo Pärt stesso, “Tintinnabuli”. Se paragonata alla poetica di Gabrio Taglietti, la creatività di Pärt risulta del tutto diversa, dato il periodare costruito su successioni di triadi, sorta di primitiva linea melodico- armonica, di cui lo stesso Pärt afferma: “La tintinnabulazione è un luogo in cui mi aggiro a volte quando cerco risposte - nella mia vita, nella mia musica, nel mio lavoro. Nelle mie ore buie, ho la certezza che tutto ciò che si trova al di fuori di questa cosa non abbia significato. Tutto ciò che non è importante svanisce. La tintinnabulazione è così...” Nel brano in programma il 2 novembre, nell’esecuzione del Trio di Mantova, essa è incrociata ad un Adagio di Mozart. Il 16 novembre si tenterà di scoprire l’«esoterismo costruttivo» di Leonardo da Vinci, di cui ricorrono quest’anno i cinquecento anni dalla morte, presentando uno dei suoi innovativi strumenti musicali, definito “fisarmonica”, ricostruito recentemente seguendo i disegni del codice di Madrid II. Si è scritto molto sulla figura del Leonardo esoterico, tentando di risolvere soprattutto gli enigmi presenti nella sua pittura. Ed anche una lettura accurata dei suoi appunti potrebbe suggerire enigmi simili: la citazione con la quale si è iniziata la presente introduzione al festival, ad esempio, intende essere mus i ca mys t i ca , un’introduzione al festival
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