TRIESTE PRIMA 2019
il programma 8 quindicesimo e ventesimo “trattano della Divinità”: il Padre, il Figlio (n. 5), lo Spirito Santo (n. 10, “Sguardo dello spirito di Gioia”), la “manifestazione visibile del Dio invisibile” nel n. 15 (“il bacio del Bambino Gesù”), e nel conclusivo n. 20 lo “sguardo della Chiesa d’amore”, che “prolunga il Cristo”. In questi pezzi ritorna il “tema di Dio”, uno dei quattro temi principali ricorrenti nel ciclo, che appare anche in altri, ad esempio si inserisce nella complessa fuga del n. 6, che celebra la Creazione e segna un contrasto nettissimo dopo i primi cinque. Il tema di Dio è una successione di cinque accordi e permea di sé l’intero primo “sguardo” in lente ripetizioni ornate. Lo stesso tema di Dio assume colori nuovi collocandosi alla mano sinistra nella zona centrale del pianoforte nel n. 5 (sguardo del Figlio come Verbo divino sul Figlio incarnato come Bambino Gesù), mentre al di sopra sospesi e complessi canoni ritmici si interrompono per dare spazio a delicate figurazioni virtuosistiche evocanti il canto di uccelli (un altro aspetto fondamentale del mondo di Messiaen già presente più volte nei Regards ). Il decimo pezzo, che segna la metà e l’asse centrale del ciclo, è una sorta di danza estatica in sette sezioni, carica di ebbrezza spirituale. Nel n.15, osserva Messiaen, si ascolta continuamente il tema di Dio “trattato da berceuse”. All’interno del lungo brano il compositore intendeva evocare l’abbraccio del Bambino a Santa Teresa di Lisieux “come simbolo della comunione, dell’amore divino”. Nel ventesimo appaiono tutti e quattro i temi ricorrenti, e il “tema di Dio” conosce un’ultima, suprema celebrazione nella coda conclusiva. Tra i temi ricorrenti c’è una melodia di otto note che Messiaen chiama “tema della Stella e della Croce” e che appare per la prima volta nel secondo “sguardo”, dopo una evocazione del suono di campane, e ritorna naturalmente, insieme con lamentosi disegni cromatici e armonie politonali dolorose nel n. 7, “Lo sguardo della Croce” (che, precisa Messiaen, “porta il n. 7, cifra perfetta, perché le sofferenze di Cristo sulla croce hanno ristabilito l’ordine turbato dal peccato”). Un altro è il “tema dell’amore mistico”, un tema in accordi che ha ad esempio un ruolo fondamentale, insieme ad altri motivi, nella calma intensa del penultimo pezzo, dove il tempo sembra fermarsi, “Dormo, ma il mio cuore veglia”. L’altro tema ricorrente è il “tema di accordi”, formato da quattro accordi sottoposti a molteplici elaborazioni. Lo troviamo spesso, ad esempio nel quattordicesimo pezzo, il Regard des Anges . Bagliori di fiamme evocati dalle rapide figurazioni a mani incrociate sui tasti bianchi e neri, citazione del “tema di accordi”, canone ritmico su ritmi indù, “tromboni” (evocanti le trombe del giudizio suonate dagli angeli nell’immagine di Michelangelo nella Cappella Sistina): questi elementi in rapida successione formano la prima “strofa” e ritornano in forma talvolta variata e ampliata nelle due strofe successive, mentre nella quarta troviamo un nuovo elemento, un “canto d’uccelli” che si combina con il canone ritmico. Alla fine la trasformazione amplificata del tema dei “tromboni” evoca secondo Messiaen lo “stupore” degli angeli perché Dio attraverso Cristo si è unito non a loro, puri spiriti, ma alla razza umana. Paolo Petazzi
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