TRIESTE PRIMA 2019

il programma 10 semplicemente un “precetto di pittura”, come l’avrebbe probabilmente descritta lo stesso Leonardo, oppure nasconde un significato “altro”? La voce “altra” del concerto del 23 novembre si cela nel Sestetto di Krzysztof Penderecki, più precisamente nell’indicazione Lontano , in partitura, che prescrive al cornista di suonare fuori scena. Il grande compositore polacco non rinuncia al fascino della spazializzazione sonora, metafora di una pluralità dimensionale. Pluralità dimensionale che interessa anche il fluire del tempo. Se Petazzi, illustrando i Venti sguardi , pone l’accento sulla staticità della musica di Messiaen, essa è in evidenza anche nella Lode all’eternità di Gesù , affidata al duo Lukić – Piemonti il 30 novembre. Effettivamente lo stesso Messiaen rivela, a proposito del Quartetto per la fine del tempo di cui il brano fa parte, che il suo scopo iniziale “era l’abolizione del Tempo, cosa infinitamente misteriosa e incomprensibile alla maggior parte dei filosofi del Tempo, da Platone a Bergson”. Si tratta di un brano dalla prospettiva apocalittica, cioè “di rivelazione”, prospettiva che è “funzionale a una metafisica di pace e amore, nella quale l’uomo è accolto dall’abbraccio infinito ed eterno di Dio” (Cesare Fertonani). La riflessione sul tempo c’è anche nell’ opera In C , di Terry Riley, in programma il 14 dicembre. Si tratta di un brano dalla durata variabile, che la Topolovska Minimalna Orkestra risolverà, per l’occasione, nell’ambito di quaranta minuti circa. Uno dei maestri del compositore americano, Morton Feldman, accusava la musica d’avanguardia dei suoi tempi (erano gli anni Cinquanta) di spacciare per propria essenza “la scansione del Tempo, e non il Tempo in sé”, aggiungendo subito dopo che a lui interessava invece “come questa belva vivesse nella giungla, non allo zoo”. In effetti, la ripetitività di In C pone l’ascoltatore davanti a uno scenario sonoro inconsueto, ossessivo, dove il Tempo ci ipnotizza, pericoloso come la “belva” citata da Feldman, capace di farci venire una crisi isterica; è musica da vivere più che da ascoltare , una musica da vivere lasciandosi trasportare in un’altra dimensione. Infine il concerto del 6 dicembre, in cui, tra le prime esecuzioni in programma proposte dall’illustre Thierry Miroglio, percussionista di fama mondiale e presente più volte a Trieste Prima, c’è Lo scarabeo d’oro , di Fausto Sebastiani, ispirato all’omonima novella di Edgar Allan Poe, scrittore che, malgrado sia ancora definito semplicemente quale “autore dell’incubo”, tocca temi vicini al misticismo, velati da sfumature psicologiche e metafisiche. Si aggiunga che ad Edgar Allan Poe è ispirata anche la prima esecuzione di Petit cahier anti- mystique , commissionato al giovane compositore triestino Davide Coppola, in programma il 2 novembre. L’autore stesso invita a non prendere l’ anti-misticismo del titolo troppo alla lettera, citando la presenza, nel brano, dell’aspetto speculare , “metafora del rapporto che c’è tra l’«oltre» e la terrenità, al cui centro si pone a mo’ di perno l’essere umano”. La presenza a Trieste Prima 2019 del giovane compositore triestino sarebbe sicuramente stata vista con entusiasmo da Giampaolo Coral, fondatore del festival, che perseguiva tenacemente la vicinanza della musica contemporanea ai giovani. Il fondatore di Trieste Prima sarà ricordato durante la stessa serata del 2 novembre. Di Giampaolo Coral, il pianista del Trio di Mantova, Leonardo Zunica, eseguirà Der Wanderer , Die grosse Glocke e Dämmerung , tre brani tratti dal Klavieralbum II coraliano. Accanto al tema legato al misticismo, Trieste Prima 2019 propone numerosi altri brani legati al mondo della musica contemporanea, alcuni di rilievo assoluto e considerati oramai dei “classici”; tra essi si metta in evidenza almeno il Langsamer Satz di Anton Webern, Verklärte Nacht di Arnold Schönberg e il Quintetto op. 57 di Dmitrij Šostakovič. Accanto ad essi vi sono anche alcune importanti opere del nostro tempo, quali ad esempio Metal east-journey di Ivan Fedele o Manet di Alessandro Solbiati, autori molto vicini al festival Trieste Prima sin dalle sue prime stagioni.

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