TRIESTE PRIMA 2018

il programma …reinventare le varie pieghe dell’ascolto. (Ada Gentile) La trentaduesima edizione di Trieste Prima propone una tematica prospettica, in cui il tempo gioca un ruolo dominante. I concetti di passato e futuro presuppongono un presente, un’istanza dall’aspetto mutevole, in cui la prospettiva del futuro si fa passato. La riflessione di Paolo Petazzi sottolinea quanto ampio sia oggi il nostro orizzonte temporale. L’orizzonte che il festival di quest’anno apre il 3 novembre con nomi tra i quali spicca quello di Arthur Honegger, compositore che, vivendo gli ultimi echi dell’Ottocento, cercò una prospettiva novecentesca, in musica, prospettiva abbracciata definitivamente dalla generazione a cui appartengono Aldo Clementi (concerto del 21 novembre), Mauricio Kagel (concerto del 10 novembre) e Sofia Gubajdulina (concerto del 7 dicembre); prospettiva che, infine, il festival Trieste Prima 2018 vede entrare nel Ventunesimo secolo proponendo varie prime esecuzioni, tra cui Quartettsatz di Matteo D’Amico (concerto del 29 novembre). Il passaggio della tradizione ottocentesca verso suggestioni novecentesche è testimoniato dunque dalla Sonatine di Honegger (concerto del 3 novembre), dove l’apparente compostezza dell’apparato formale rivela una profonda inquietudine di contenuti. Si citi anche Bohuslav Martinů (concerto del 29 novembre), per ricordare il suo quartetto con pianoforte, dove l’iniziale “scrittura mobilissima” (Franco Pulcini) ben definisce la ricerca espressiva del compositore boemo. Quando si è illustrato il tema di Trieste Prima 2018 al gruppo inglese Distractfold e si è chiesto loro di inserire nel concerto un brano che avesse attinenza con il passato, la risposta è stata: Gioisci di Sofia Gubajdulina. Si è sempre considerato la compositrice russa quale compositrice dei nostri giorni; contraddicendo il nostro punto di vista, i giovani interpreti di Manchester, vedendo il presente dalla loro prospettiva, intendono l’operato compositivo di Gubajdulina già come frutto dei decenni passati. Una prospettiva che, se si accantona (per il momento) il filo rosso del tema, va affrontata anche dal punto di vista del contenuto. Essa li porta a scegliere, da Gioisci , il quarto movimento: è il momento in cui, dopo la tumultuosa ascensione del movimento precedente, si è raggiunta una lucente fissità contemplativa. Prospettiva “orientale”, se si vuole scegliere una definizione abusata, ma che porta a ricordare quanto vicine (e accattivanti, soprattutto per le ultime generazioni) siano oggi estetiche un tempo lontane. Ritornando all’istanza temporale che anima il festival di quest’anno, si noti, a proposito della prospettiva del giovane interprete, come essa porti ad identificare anche Aldo Clementi, scomparso nel 2011, inevitabilmente, come autore del passato. Autore che, dopo le sperimentazioni strutturaliste degli anni Cinquanta, vede risolversi il proprio percorso compositivo sul progressivo semplificarsi delle caratteristiche trame contrappuntistiche del suo comporre, sino a raggiungere la limpidezza di lenti canoni, linee musicali intrecciantisi nell’inesorabile tendenza al fermarsi. Tra le musiche del Ventunesimo secolo proposte da Trieste Prima 2018 spicca la prima esecuzione di Quartettsatz di Matteo D’Amico; brano che, come dice l’autore stesso, nasce “mettendo in giuoco alcune figure musicali molto evidenti, talvolta in contrasto fra loro, e trae progressivamente le conseguenze dal dialogo fra questi elementi musicali”. Frase che suona come un’eco di atteggiamenti compositivi ben noti: dopo il nichilismo del secondo dopoguerra, si noti che il concetto di figura aveva significato, per molti compositori (tra cui Franco Donatoni), l’apertura della musica contemporanea a suggestioni legate alla tradizione musicale precedente. Il passato aveva iniziato ad insinuarsi, dunque, nella nuova musica ; l’orizzonte della tabula rasa di cui parla Petazzi s’era incrinato. La prospettiva temporale, infatti, non è semplicemente esterna ai brani in programma; essa opera anche all’ interno delle composizioni, all’interno delle estetiche compositive, che “reinventano le pieghe dell’ascolto”, come avverte Ada Gentile, di cui si ascolterà Un suono lontano , composizione ispirata a sonorità “pure”, vicina a sonorità attinenti tradizioni “passate”. Brano che rispecchia l’ottica temporale del festival, poiché “il passato ci dà la consapevolezza di ciò che si è e di ciò che si fa”, come dice la stessa Gentile. Emblematico è, in questo senso, anche il concerto del 16 novembre, fulcro della tematica di Trieste Prima 2018: ai compositori in programma si è chiesto di comporre un brano che avesse attinenza con musiche dei secoli precenti. Ne sono scaturite letture dall’angolatura sorprendentemente diversa: dalla parodia di Gabrio Taglietti si passa alla nostalgia di Paolo Rotili, dal décollage di Luigi Abbate al travestimento di Claudio Rastelli e alla trasfigurazione di Nicola Straffelini, fino alla scomposizione di Stefano Taglietti. Si potrebbe citare, riguardo al festival, altre prime esecuzioni, altri importanti autori; tra essi, si citi il fondatore di Trieste Prima, Giampaolo Coral, di cui l’Icarus Ensemble eseguirà Raps II (il 16 novembre) e la flautista Luisa Sello Esorcismo del serpente marino (il 21 novembre); entrambi gli appuntamenti illuminano uno strumento, il flauto, a cui l’iter compositivo di Coral ha dato moltissimo. Nel percorso estetico coraliano Raps II fa parte del “secondo periodo”, periodo “caratterizzato dall’essenzialità del linguaggio logoclonico” 1 , in cui Coral si avventura in un lungo processo “di scavo (auto)analitico […] che, nel suo lento completarsi, dà, alla fine, il volto segreto dell’Ospite che alberga in noi” 2 . L’ Esorcismo del serpente marino , proseguendo la strada intrapresa, porta Coral verso un crescente misticismo, frutto della sua passione per l’alchimia. E si citi anche la prima esecuzione di Ostinato 2 di Adriano Guarnieri, autore dall’estetica personalissima, definita “di cantabilità materica” (Petazzi). Accanto alla prima di Matteo D’Amico, il concerto del 29 novembre presenta la prima di Overload , di Francesco Ciurlo, opera vincitrice del Premio Trio di Trieste – Coral i l futu ro ant er i ore , un’introduzione al festival 1 - Vedi R. Cresti, L’arte innocente , Rugginenti, Milano 2004, p. 132 2 - Ibid ., p. 133 7 6

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