TRIESTE PRIMA 2018

i concerti e gli interpreti 3 novembre 2018 - ore 18.00 Auditorium Museo Revoltella, via Diaz 27, Trieste Ex Novo Ensemble (Italia) Daniele Ruggeri , flauto Davide Teodoro , clarinetto Carlo Lazari , violino Carlo Teodoro , violoncello Aldo Orvieto , pianoforte Arthur Honegger Sonatine (1922) per clarinetto e pianoforte Frank Martin Trio sur des mélodies populaires irlandaises (1925) per violino, violoncello e pianoforte Wladimir Vogel 12 Variétudes (1939) per violino, flauto, clarinetto e violoncello Heinz Holliger Rechant (2008) per clarinetto solo Ada Gentile Un suono lontano (2014) per flauto, violino, violoncello e pianoforte (prima esecuzione italiana ) Ex Novo Ensemble , nato nel 1979 a Venezia dalla collaborazione tra un gruppo di musicisti ed il compositore Claudio Ambrosini, rappresenta una realtà di riferimento nel panorama internazionale della musica nuova. L’ensemble ha partecipato a numerosi festival, tra i quali l’Ars Musica di Bruxelles, l’Autunno di Varsavia, i Tage für Neue Musik di Zurigo, il Festival Musica di Strasburgo, il Festival di Villa Medici in Roma, la Biennale di Venezia, i festival Musica Insieme di Bologna e Musica nel nostro tempo di Milano. Ha registrato concerti e produzioni per le principali Radio europee (RAI, BBC, Radio France, Westdeutscher Rundfunk…). Molti compositori hanno scritto e dedicato loro opere all’Ex Novo Ensemble, tra i quali Azio Corghi, Claudio Ambrosini, Carlo Boccadoro, Luis De Pablo, Matteo D’Amico, Luca Francesconi, Beat Furrer e Salvatore Sciarrino. Di particolare rilievo il contributo alla promozione della musica cameristica italiana del primo ‘900 e contemporanea, dimostrato dalla lunga e intensa collaborazione con etichette discografiche quali Arts, ASV, Black Box, Dynamic, Stradivarius, Ricordi, Naxos, Brilliant ed altre. Dal 2004 l’ensemble organizza al Teatro La Fenice di Venezia il festival Ex Novo Musica, rassegna di musica contemporanea e nuove forme di spettacolo. Arthur Honegger (1892-1955), compositore svizzero, dopo aver frequentato il Conservatorio di Zurigo, visse a Parigi, dove frequentò il Conservatorio (studiò con A. Gédalge e V. d’Indy) e strinse amicizia con numerosi musicisti dell’epoca, tra cui Darius Milhaud, con cui avrebbe fatto parte del Gruppo dei Sei. Interessato ai generi musicali più vari, compose musica da film ( Napoléon di Abel Gance, del 1927), balletti, sinfonie, opere, tra cui Jeanne d’Arc au bûcher (1935), considerata uno dei suoi lavori più raffinati, o Antigone , composta su libretto di Jean Cocteau del 1922, ma anche musiche per strumento solo ( Danse de la Chèvre , del 1921, per flauto). Benché Honegger sia stato membro de Les Six, il suo lavoro non rispecchia la giocosità e la semplicità del resto del gruppo: sebbene lontano dal romanticismo di Richard Wagner e Richard Strauss, Honegger ne subisce l’influenza, e non si sottrae neanche al fascino del colorismo di Debussy, giungendo ad una personale sintesi compositiva, caratterizzata dalla politonalità e dal rigore contrappuntistico, dovuto alla sua ammirazione per Bach. Celebre soprattutto grazie a Pacific 231 per orchestra, in cui viene descritta la marcia di una locomotiva in corsa, è stato – a causa della “meccanicità” presente in quest’opera – spesso associato al futurismo. Frank Martin (1890-1974), compositore svizzero, studiò principalmente a Ginevra, perfezionandosi poi a Zurigo, Roma e Parigi. Dal 1928 al 1938 insegnò all’istituto di Jaques- Dalcroze, trattando improvvisazione e teoria ritmica. Dal 1946 al 1958 visse tra Olanda e Germania (insegnò alla Hochschule für Musik di Colonia dal 1950 al 1957). Legato al tardoromanticismo tedesco, Martin subì comunque l’influsso dell’impressionismo francese e il neoclassicismo di Stravinskij. Sebbene avesse studiato da autodidatta la musica di Schönberg e ne avesse accettato alcuni principi, non parteggiò mai per l’emancipazione della dissonanza. Estraneo alle avanguardie degli anni Cinquanta, rimase su posizioni personali che sintetizzavano le diverse esperienze del Primo Novecento. La sua abbondante produzione abbraccia generi diversi, di cui si ricordi l’opera Der Sturm (1956), su soggetto shakespeariano, l’oratorio Golgotha (1949), partiture di gusto arcaizzante, sebbene capaci di preziose rarefazioni impressionistiche, e i vari concerti (per violino, 1951, per clavicembalo, 1952, per violoncello, 1967). Dal 1955 fu membro onorario dell’Accademia Nazionale di S. Cecilia a Roma. Nel 1956 divenne membro onorario della Musikakademie di Vienna. Wladimir Vogel (1896-1984), compositore russo naturalizzato svizzero, iniziò i suoi studi a Mosca con Aleksandr Skrjabin, perfezionandosi poi a Berlino sotto la guida di Ferruccio Busoni (dal 1922 al 1924), dove si avvicinò alle correnti espressioniste tedesche (Herwarth Walden). Assieme a Philipp Jarnach e a Kurt Weill fu attivo nell’ambito della sezione musicale della November-Gruppe di Max Butting e Hans Heinz Stuckenschmidt. Insegnò composizione al Conservatorio di Berlino dal 1929 al 1933. Perseguitato dal regime nazista, fu costretto ad abbandonare la Germania per rifugiarsi dapprima in Francia e Belgio, e poi, dal 1939, in Svizzera. Le opere che maggiormente contraddistinguono il suo agire compositivo rivelano la ricerca di una sintesi del neoclassicismo busoniano con le nuove suggestioni espressioniste; tra esse Wagadus Untergang (1930), per soprano, contralto, baritono, voce recitante, coro e cinque 10 11

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