TRIESTE PRIMA 2017
emergente nel panorama musicale contemporaneo, Simone Beneventi. Scorrendo gli artisti della stagione si è lusingati nel trovare, a Trieste Prima, i migliori interpreti della musica contemporanea. Tra i molteplici atteggiamenti della voce è importante soffermarsi anche sulla “fisicità” della vocalità umana. Il 10 novembre l’ mdi ensemble e la cantante Angèle Chemin presentano infatti temA di Helmut Lachenmann, brano nel quale il maestro tedesco si propone di “tematizzare” il respiro, come spiega egli stesso nel commento al proprio pezzo . Quella che oggi si definirebbe una “tecnica estesa”, continua Lachenmann, riveste di nuova luce anche le sonorità vocali più tradizionali, in una proficua relazione di piani espressivi. Il 17 novembre il quintetto di fiati Slowind propone, tra l’altro, anche Dogodki II , di Lojze Lebič. Dal punto di vista della vocalità, essa è affidata direttamente ai musicisti, nella ricerca di un nuovo colore strumentale. È quanto accade anche nel brano di Carmine Cella, eseguito dal sassofonista Mario Marzi e dalla classe di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “G. Tartini” il 22 novembre. In quest’ultimo caso il tutto è affiancato dall’elettronica, sorta di “fantasma artificiale” di quanto prodotto acusticamente dalla voce e dallo strumento. L’espressione “fantasma artificiale” è di Stefania Amisano, la pianista che, accanto a Claudio Cristani, chiude il festival il 1° dicembre; il concerto chiude anche la panoramica su Kurtág, il compositore ungherese presentato dal prologo primaverile; si desidera ricordare Ancora una voce da lontano , uno dei brani emblematici del musicista magiaro, che immerge la voce “nel contrappunto astratto del pianoforte, elemento straniante, di struggente bellezza” (S. Amisano). Il concerto finale presenta anche il Klavierstück n°3 di Wolfgang Rihm, brano in cui “la voce potenzia gli effetti sonori agiti in cordiera e sulla tastiera. In questo brano potentemente gestuale, l’emissione vocale (suono, nota, rumore) è intesa come oggetto sonoro in funzione quasi teatrale” (S. Amisano). La vocalità può essere anche un’emozione interiore e assumere indefinibili valenze inconsce. È quanto accade in Munch di Giampaolo Coral, il fondatore di Trieste Prima, compositore di caratura internazionale scomparso prematuramente nel 2011. Il brano, per sassofono solo, sarà proposto da Mario Marzi il 22 novembre. Munch potrebbe essere definito come una coraliana risonanza interiore, scaturita dall’osservare i dipinti del maestro norvegese, tra i quali il celebre Urlo trova un rilievo assoluto. Hans-Peter Jahn, a proposito della vocalità rihmiana, usa il termine “canto ermafrodita”. Le molteplici sfaccettature dell’uso della voce nel pensiero musicale contemporaneo che Trieste Prima 2017 desidera presentare trovano in quest’ultima definizione il termine più appropriato. Si aggiunga che il festival non sarà avaro di emozioni strumentali: l’ensemble Slowind affronterà uno dei capolavori novecenteschi, il Quintetto di fiati di Arnold Schönberg. Similmente “sinfonico” risuonerà il brano che chiude il festival, Black mirrors II di Gerhard Winkler (qui presentato in prima assoluta in una nuova versione) ove le suggestioni elettroniche saranno affidate alla regia di Giorgio Klauer. Corrado Rojac …gli aspetti vocali nell’autunno di Trieste Prima 2017 7
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