Trieste Prima 2022
14 15 Georges Aperghis Klara Mlakar (1999), dopo alcuni anni di studio del violino e del pianoforte, studia Composizione con Vito Žuraj all’Accademia di Musica di Ljubljana. Si perfeziona con numerosi compositori, tra cui Dušan Bavdek, Nenad Firšt e Gary Carpenter. Nel 2019 l’Orchestra d’Archi della Slovenska Filharmonija esegue la sua composizione Marijino oznanjenje ; nel 2020 frequenta il progetto Classwork dell’ensemble Recherche di Friburgo. Dylan Lardelli (1979), nato in Nuova Zelanda, si diploma in Chitarra e Composizione all’Università di Wellington. Vincitore di una borsa di studio che gli permette di perfezionarsi alla Musikhochschule di Lubecca, è poi artist in residence a Tokio, dove studia gli strumenti della tradizione musicale giapponese, a cui applica tecniche esecutive legate al mondo della musica colta contemporanea. La sua musica è eseguita in tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda all’Australia, dall’Europa agli Stati Uniti, da orchestre quali la New Zealand Symphony Orchestra o ensembles di prestigio, quali Klangforum Wien o Musikfabrik, in festival importanti, tra cui il Gaudeamus Music Week (Amsterdam), i Ferienkurse di Darmstadt, il Metropolis Festival di Melbourne o il Takefu International Music Festival. Attivo anche come chitarrista, ha suonato in tutto il mondo, proponendo spesso la nuova musica neozelandese. Georges Aperghis (1945), compositore greco, vive a Parigi dal 1963. Nella propria produzione considera di grande importanza la piéce La tragique histoire du nécromancien Hiéronimo et de son miroir , del 1971, per due voci femminili, liuto e violoncello; da essa inizia una serie di investigazioni tra musica e testo, tra musica e teatro. Ama implementare le tecniche dei musicisti con gesti teatrali, attoriali, sviluppati sin dal 1976, dopo l’istituzione dell’ Atelier Théâtre et Musique a Parigi, poi Nanterre, giungendo a descrivere la quotidianità trasposta in una sorta di teatro dell’assurdo. I titoli sono numerosi, tra i quali si citi Paysage sous surveillance (2002), da Heiner Müller. La musica strumentale risente comunque marginalmente delle sue esperienze teatrali; tra le composizioni da camera si citi Teeter Totter (2008). È l’ambito operistico che invece tenta di sintetizzare l’operato teatrale con elementi prettamente musicali, poiché la voce è trattata entro canoni tradizionali. I testi sono solitamente tratti da classici, quali Edgar A. Poe ( Je vous dis que je suis mort , 1978). Caratteristica fondamentale della sua poetica è la compresenza di umorismo e impegno etico, in una prospettiva dall’orizzonte sempre nuovo, spesso decisa dalla libertà espressiva che Aperghis stesso richiede ai propri interpreti. Nel 2011 Georges Aperghis è insignito del prestigioso premio Mauricio Kagel. Eliott Carter (1908-2021) si formò da autodidatta. Incoraggiato da Charles Ives, completò la propria formazione all’Università di Harvard (Boston, Massachusetts) – con Walter Piston e Gustav Holst – e a Parigi, dove studiò con Nadia Boulanger. Rientrato negli Stati Uniti nel 1935, insegnò presso diversi istituti, tra cui la Juilliard School di New York. Se gli inizi compositivi di Elliott Carter denotano influenze ascrivibili a Igor Stravinskij, Paul Hindemith o Samuel Barber, la musica successiva al 1950 denota una complessità crescente (tra i procedimenti adottati Carter brillò per l’adozione della “modulazione metrica”, espediente che diede un’indubbia originalità alla sua produzione). Tra i suoi lavori più noti si citi le Variations for Orchestra (1954-1955), il Piano Concerto (1967), dedicato a Igor Stravinskij e i cinque quartetti per archi, di cui il secondo ed il terzo ottennero il Premio Pulitzer. Sebbene Carter avesse assaporato tutte le diverse correnti del pensiero musicale del suo tempo, il suo personale sistema compositivo deve molto allo strutturalismo di matrice europea. Ha pubblicato per G. Schirmer Inc. e Boosey & Hawkes. Jakob Jež (1928-2022) si diploma in Storia della Musica all’Accademia della Musica di Ljubljana con una tesi su Marij Kogoj, autore che ha influito profondamente sul suo percorso compositivo. Deve la propria formazione da compositore a Marijan Lipovšek e Karol Pahor. Il suo linguaggio ha una propria originalità, e, sebbene non rifugga da procedimenti compositivi legati all’avanguardia, riesce a mantenere una lirica narratività. Si occupò prevalentemente di Didattica della Musica, insegnando presso numerosi istituti, tra cui la Facoltà di Pedagogia di Ljubljana. Dal 1960 al 1965 è membro del gruppo Pro Musica Viva. Redattore di numerose riviste musicali (Grlica, Naši Zbori), è stato insignito di numerosi premi, tra cui il prestigioso Premio Prešeren. Tra le sue composizioni si citi la cantata Do fraig amors (1968) per due cori, mandolino, chitarra, liuto e percussioni, l’originale Strune, milo se glasite (1977) per mandolino e archi e la copiosa produzione di musica corale.
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