TRIESTE PRIMA 2019

21 Il pianista Alfonso Alberti è attivo sia in Europa che negli Stati Uniti. Ha suonato al Konzerthaus di Vienna, al Teatro Dal Verme di Milano, alla Tonhalle di Düsseldorf, al Konzerthaus di Dortmund e al LACMA di Los Angeles. Ha collaborato con importanti direttori d’orchestra, quali Gustav Kuhn, Tito Ceccherini, Flavio Emilio Scogna, Arturo Tamayo e Pierre-André Valade. Ha registrato vari album; tra i più recenti, Cangianti , dedicato all’opera omnia pianistica di Niccolò Castiglioni, recensito con elogio da numerosi critici, e il cd col Concerto per pianoforte e orchestra di Goffredo Petrassi, per il quale ha ricevuto il Premio della Critica quale miglior disco del 2012 in Italia. Il suo repertorio spazia dal XVII secolo ad oggi; pregevole la sua attività nell’ambito della divulgazione della musica contemporanea, come testimoniano le oltre cento prime assolute presentate; tra gli autori eseguiti Jacopo Baboni Schilingi, Gérard Pesson, Robert HP Platz e Alessandro Solbiati. Apprezzato musicologo, dei suoi scritti sono disponibili in italiano Vladimir Horovitz , edito da L’Epos, Niccolò Castiglioni e Le sonate di Claude Debussy , entrambi editi da LIM. È membro dell’ensemble Prometeo; collabora occasionalmente anche con altri importanti gruppi da camera, tra cui il KlangforumWien. Olivier Messiaen (1908 – 1992) fu uno dei più grandi compositori del Novecento. Studiò al Conservatorio di Parigi con Paul Dukas, Maurice Emmanuel, Charles-Marie Widor e Marcel Dupré. Nel 1931 ottenne il posto di organista della Chiesa della Santa Trinità a Parigi, incarico che mantenne fino alla morte. Nel 1940, durante l’invasione tedesca della Francia fu fatto prigioniero ed internato in un campo di lavoro presso Görlitz, dove compose una delle sue composizioni più note, il Quatuor pour la fin du temps per clarinetto, violino, violoncello e pianoforte. Poco dopo la sua liberazione, nel 1941 ottenne l’incarico di professore di Armonia al Conservatorio di Parigi, a cui si aggiunse nel 1966 quello di professore di Composizione. Tra i suoi numerosi allievi si distinsero Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen e Iannis Xenakis. Messiaen forgiò una propria singolare estetica compositiva, influenzata dalla ritmica della musica indiana e dell’antica Grecia, e dal punto di vista armonico e melodico dai modi a trasposizione limitata; ma fu anche la ricerca di una musica sinestetica, in cui tentava di ricreare la sensazione del colore, a caratterizzare le sue sperimentazioni (per un breve periodo sperimentò anche il serialismo integrale), che inclusero anche strumenti inusuali (onde Martenot); il tutto volgeva, comunque, verso una dimensione mistica; la maggior parte delle sue composizioni, infatti, è di carattere religioso. Tra esse va ricordata Et exspecto resurrectionem mortuorum , per fiati e percussioni (1964). Olivier Messiaen

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